L’editoriale di Matteo Lauria – Ogni idea capace di rinnovare la città merita attenzione. Il progetto di pedonalizzazione e riqualificazione degli Scali, con al centro Piazza Le Fosse (analizzando l’area urbana di Rossano), contiene una visione apprezzabile: ridurre il peso delle automobili, recuperare spazio pubblico e rendere più vivibile una delle aree nevralgiche di Corigliano-Rossano. Ma una bella piazza, da sola, non genera una città viva.
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Oggi a Corigliano Rossano prevale la logica dei vasi comunicanti. I pochi flussi disponibili si concentrano, a seconda del momento, intorno ad alcuni locali o in determinate zone. Quando un’area si riempie, un’altra si svuota. Non cresce il numero complessivo delle presenze: cambia soltanto il punto in cui esse si raccolgono. È una redistribuzione della scarsità, non uno sviluppo.
Corigliano-Rossano deve quindi interrogarsi anzitutto su come attrarre persone, attività e investimenti capaci di produrre un indotto duraturo. La città non ospita sedi universitarie distaccate, ha perso il tribunale e, pur avendo dimensioni e potenzialità rilevanti, non è capoluogo. Sono carenze che pesano sulla sua capacità attrattiva e rischiano di ridimensionare l’effetto delle opere realizzate. Né risulta avviata una vera politica del “bello”, capace di trasformare le aree nevralgiche, a partire dai centri storici, in luoghi attrattivi attraverso piani del colore, arredo urbano e interventi floreali coordinati. Un progetto identitario sul modello di Ostuni, dunque, ma declinato con colori, caratteristiche e simboli propri del territorio. Progetti del genere potrebbero tradursi in tentazioni per eventuali investitori.
Negli ultimi anni un impulso importante è arrivato dalle risorse del Pnrr e dai programmi Pinqua. Quei finanziamenti hanno consentito di aprire cantieri e avviare interventi difficilmente sostenibili con le sole disponibilità comunali. Il futuro, tuttavia, appare più incerto. La fine della stagione dei fondi straordinari potrebbe coincidere con una fase economica difficile e con margini di cassa sempre più limitati. Costruire è importante; garantire manutenzione, servizi e continuità lo è ancora di più.
La pedonalizzazione di Piazza Le Fosse presenta dunque vantaggi e rischi. Può restituire qualità allo spazio urbano e favorire una mobilità diversa, ma deve misurarsi con le abitudini consolidate dei cittadini. In molti continuano a scegliere un negozio anche in base alla possibilità di lasciare l’automobile davanti all’ingresso. È una mentalità discutibile e una pigrizia diffusa, ma ignorarla non la farà scomparire.
I commercianti presenti lungo il tratto interessato potrebbero subirne le conseguenze più pesanti, soprattutto durante i lavori. Cantieri prolungati, accessi difficili e riduzione dei parcheggi rischiano di provocare un calo degli incassi insostenibile per attività già alle prese con consumi deboli e costi crescenti. Per alcune di esse, il periodo di transizione potrebbe trasformarsi in un colpo definitivo.
L’amministrazione deve perciò accompagnare il progetto con un piano concreto: tempi certi per i lavori, parcheggi alternativi, collegamenti efficienti, accessibilità, informazione preventiva e forme di ristoro per gli operatori danneggiati dalla cantierizzazione. Non si può chiedere ai commercianti di finanziare, con le proprie perdite, la trasformazione urbana della città in una via, tra l’altro, in cui campeggiano le ormai abitudinarie scritte “vendesi” o “fittasi”.
Il coraggio di cambiare è necessario. Lo è altrettanto quello di riconoscere che una riqualificazione non può limitarsi al rifacimento degli spazi. Senza nuovi flussi, funzioni attrattive e investimenti capaci di creare economia, il rischio è di ottenere un luogo più bello ma non più frequentato.
La vera sfida, allora, non è soltanto liberare Piazza Le Fosse dalle automobili. È impedire che, una volta liberata, resti vuota.






