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Qui noto e rilevo un grande limite della nostra classe dirigente. Un atteggiamento prossimo alla viltà. Non è una novità quando si afferma che in molti, con cariche importanti, abbiano barattato idee e progetti a favore delle nostre realtà, in cambio di carrierismo politico o peggio di interessi personali. Vecchia storia, che ognuno conosce ma che si è costretti a subire perché rientra in un sistema oramai meccanizzato di collusione.
Credo sia giunto il momento di arrestare questo indegno processo che non esito a definire politicamente “immorale”. Dobbiamo, a mio parere, guardare al futuro con atteggiamento diverso, più dignitoso per se stessi e per amore verso il proprio territorio. Senza necessariamente aprirsi a conflitti o secessioni come volgarmente si tenta di far passare in alcuni ambienti contigui ai poteri deviati “cosentini”. La città bruzia ha ospitato nel lontano passato personalità dalle indubbie capacità politiche, personaggi di ampio respiro, che avevano una visione di territorio nella sua interezza. Cosenza al centro si, ma si conviveva con l’idea comunque di essere città capoluogo di provincia, curando i rapporti con il resto del territorio. La nascita di ospedali nella Sibaritide, del Porto di Corigliano o di altre infrastrutture ne sono la conferma. Negli ultimi almeno 30anni invece, Cosenza si è avvitata esclusivamente su se stessa. Come non ricordare personalità come Giacomo Mancini o su Rende Cecchino Principe? Non a caso Mancini oltre ad essere Ministro e Sindaco fu esponente di primo piano su scala nazionale dell’allora Psi. Un ragionamento lungo su cui come testata torneremo. Qui, da noi, nel frattempo iniziamo a mettere le basi per costruire una classe dirigente solida, con forti valori, capace di rispettare ma soprattutto di farsi rispettare.
Matteo Lauria – direttore testata I&C






