Ci sono immagini che tornano identiche, anno dopo anno. Strade invase dall’acqua, tombini che saltano, quartieri isolati, torrenti che escono dagli argini. Nello Jonio cosentino ogni pioggia intensa ripropone lo stesso copione. Cambiano le date, non cambia il risultato.
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Il punto allora è semplice, ma inevitabile: questi fondi sono stati utilizzati davvero? E, soprattutto, con quali risultati? Non si tratta di ignorare la forza degli eventi atmosferici. Le piogge possono essere anche molto intense, capaci di mettere in difficoltà qualsiasi sistema. Ma qui il problema sembra diverso. Qui la sensazione è quella di un territorio che non evolve, che resta esposto sempre nello stesso modo, senza segnali concreti di miglioramento.
Quando ogni episodio si traduce in allagamenti diffusi, significa che qualcosa non ha funzionato a monte. O gli interventi non sono stati sufficienti, oppure non hanno riguardato le aree più critiche, oppure ancora non sono stati realizzati nei tempi necessari. In ogni caso, il risultato è evidente e sotto gli occhi di tutti.
Non è il momento di alimentare polemiche. È il momento, piuttosto, di fare una verifica seria. Capire quanti progetti sono stati finanziati, dove sono stati realizzati, quali opere sono state completate e quali restano sulla carta. Perché il PNRR non è un’occasione astratta: è una leva concreta che dovrebbe tradursi in sicurezza per cittadini e imprese.
Se, a distanza di anni dalla disponibilità delle risorse, il territorio continua a reagire allo stesso modo a ogni pioggia, allora è legittimo porsi delle domande. Non per accusare, ma per comprendere. E soprattutto per evitare che anche i prossimi eventi si trasformino in emergenze annunciate. La vera misura dell’efficacia non sta nei progetti approvati, ma nei cambiamenti visibili. E oggi, in molte zone dello Jonio, questi cambiamenti faticano a vedersi.
Matteo Lauria – Direttore I&C






