FUSIONE A TRE TESTE: LA PROPOSTA GIOIELLO-SOMMARIO

panorama golfo

Il dibattito sulla fusione dei comuni di Corigliano e Rossano non sta producendo nulla di nuovo, sembra arenato prima ancora di partire. La non approvazione da parte del Consiglio Comunale di Corigliano della delibera che avrebbe dovuto dare avvio all’iter amministrativo per la fusione, di fatto, non ha sollecitato e sviluppato, come si sperava, né a Corigliano né nel resto del territorio, nessuna iniziativa reale di approfondimento della questione; nemmeno ha apportato concreti e sostanziali chiarimenti sulle problematiche che conseguirebbero alla fusione o destato interesse alcuno.
Nei pochi e formali incontri in cui se n’è discusso, infatti, si sono argomentati i soliti vantaggi che deriverebbero dall’operazione, ma sulle problematiche di ordine organizzativo, strutturale, sociale e culturale non si è sentito niente. L’unico risultato tangibile è una situazione di stallo, da alcuni augurata e che ogni tanto qualcuno, timidamente, prova a sbloccare. Tant’è che quella “mancata approvazione” del Consiglio Comunale di Corigliano è considerata da molti una manovra dei politici nostrani elusiva e dilatoria, in mancanza di coraggio e argomenti per dire effettivamente cosa se ne pensa al di là delle dichiarazioni di facciata.
Unire due comuni importanti e storicamente radicati e connotati, con identità socio-culturali forti, con le loro differenze e le loro controversie, solo richiamando presunti vantaggi economici ci appare una motivazione debole, non sufficiente a reggere la portata di un simile cambiamento. Sarebbe da irresponsabili andare avanti senza esplicitare tutte le questioni connesse a una operazione così complessa, trascinandosi dietro nodi rilevanti e lasciando irrisolti aspetti essenziali che si riverserebbero gravemente sulla futura Città.
Ciò che si percepisce è che a Corigliano l’idea di unirsi con Rossano non prende piede, non si afferma, non entusiasma, è quasi subita. Si può procedere a una scelta così importante e fondamentale senza che ci sia piena, motivata e sincera convinzione? A noi sembra che ci sia qualcosa di incompleto, che l’idea non è sviluppata del tutto, che è ristretta a confini che non corrispondono alla continuità del territorio.
Allora, se rimane valida l’idea che mettersi assieme è più vantaggioso, che così si potrà contare su un maggiore peso politico e istituzionale, che si riceveranno più finanziamenti, perché non pensare ad una Città che porti da sé un nome prestigioso e conosciuto in tutto il mondo e che unisca davvero tutta la Sibaritide? Perché non pensare alla fusione dei comuni di Cassano, Corigliano e Rossano e chiamare il Comune che ne sorgerebbe “Città di Sibari”?
Una città di 92.943 abitanti (Cassano 17.368 ab., Corigliano 39.093 ab., Rossano 36.482 ab.), con un’estensione territoriale di 505 km2 (Cassano 159 km2, Corigliano 196 km2, Rossano 150 km2) e 40 km di costa (Cassano 7 km, Corigliano 15 km, Rossano 18 km). L’unione dei tre comuni presenterebbe una struttura economica ragguardevole, basti pensare alla sola ricettività alberghiera con oltre 20.000 posti letto (Cassano 13.070, Corigliano 3.000 circa, Rossano 7.180).
La nuova Sibari sorgerebbe dalle radici storiche della Magna Grecia, dalle quali hanno già trovato linfa la cultura romano-bizantina di Rossano, quella normanna di Cassano e Corigliano e quella albanese dei discendenti di Giorgio Castriota Scanderbeg.
Ci sembra strano che gli ambienti culturali delle tre città non abbiano preso ancora una posizione precisa sul processo di fusione dei comuni; si è sentito solo qualcuno preoccupato dell’eventuale perdita dell’identità culturale delle singole città. Noi siamo dell’opinione che l’identità culturale, attualmente frazionata, è in forte declino; un declino ancor più accentuato a causa della preoccupante emigrazione giovanile, soprattutto intellettuale, verso il Nord Italia o l’estero. La fusione dei tre comuni e il relativo peso economico e politico, nonché amministrativo e strutturale che ne conseguirebbe, potrebbe garantire risorse, strategie comuni, richiamo di capitali esterni che favorirebbero sviluppo e creazione di posti di lavoro anche per le eccellenze giovanili, da cui far scaturire una salvaguardia sinergica del territorio dal punto di vista dell’ambiente, della cultura, delle tradizioni.
Nel nome di Sibari, sicuramente, se uniamo le nostre forze, potrà avviarsi un nuovo processo socio – economico – culturale che faccia intravedere una prospettiva di vita più solida e migliore per tutti noi, per i giovani in particolare, saldamente legata alle qualità strategiche e fortemente identitarie di questo territorio: il cibo, il paesaggio, la storia, la tradizione.
Tonino Gioiello e Francesco Sommario
(COMUNICATO)

2 Responses

  1. Gioiello e sommario rispetto ad altri hanno alzato leggermente la testa rivolgendo lo sguardo limitatamente a tre comuni. Cari amici la vera area urbana è tutta la fascia ionica .sede comunale Sibari. stanchissimo da Cosenza ,ci tiene il cappio al collo da una vita limitando tutto lo sviluppo di questa area la migliore della Calabria o si fa seriamente oppure non c’è senso. Un referendum per la istituzione dell’area urbana sibarita. A settembre la prima convocazione di un nutrito gruppo promotore. A breve un gruppo al quale potete aderire. Ci vuole una grande forza per essere determinati a dare questo cambiamento che ci è stato negato con la non istituzione della provincia………….buona serata

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