Di Antonio CARUSO
REGGIO CALABRIA – C’è una Calabria che arranca, prigioniera di cronici ritardi strutturali nella depurazione delle acque, e c’è una Calabria che, almeno quest’anno, risponde presente e supera i test a pieni voti. Il bilancio calabrese di Goletta Verde, la storica campagna estiva di Legambiente, scatta una fotografia a due facce: su 24 punti monitorati tra la fine di giugno e l’inizio di luglio, ben 15 (il 62%) sono risultati oltre i limiti di legge, quasi tutti catalogati come “fortemente inquinati”.
Eppure, in questa mappa delle criticità che penalizza soprattutto il reggino e il vibonese, la costa ionica cosentina brilla come l’eccellenza felice della regione, portando a casa un eccezionale en plein di campionamenti puliti.
Il “modello” Jonio Cosentino: sei promossi su sei
Mentre le foci dei fiumi regionali si confermano i veri malati cronici del territorio – con 11 foci inquinate a dimostrazione che il problema parte spesso dai Comuni dell’entroterra – la provincia di Cosenza inverte totalmente la tendenza.
I volontari di Legambiente hanno analizzato 6 punti nel cosentino (5 a mare e 1 presso una foce critica), e tutti e sei sono risultati rigorosamente entro i limiti di legge. Se la costa tirrenica respira con Tortora Marina e l’area tra Acquappesa e Guardia Piemontese, è sul versante ionico che si registrano i dati più incoraggianti per il turismo e l’ecosistema:
Corigliano-Rossano: Promossa a pieni voti la spiaggia presso la foce del torrente Coriglianeto.
La foce del Crati: Supera i test microbiologici anche il mare all’altezza del fiume più lungo della regione, un punto storicamente delicato dal punto di vista ambientale.
Corigliano-Rossano (Faro Capo Trionto): Acque pulite e sicure sulla spiaggia di fronte al lido e all’area di sosta in località Faro.
Il torrente Colognati: Anch’esso promosso, a conferma di un bacino idrografico sotto controllo.
Un risultato che premia la gestione costiera di questa porzione di Jonio, candidandola a meta sicura per residenti e turisti.
Il resto della regione: Reggio e Vibo maglie nere
Il contrasto con il resto della Calabria è netto. Se lo Jonio cosentino sorride, la provincia di Reggio Calabria vive una situazione drammatica: 7 punti monitorati e tutti e 7 pesantemente contaminati da inquinamento fecale, incluse le foci dei fiumi Mesima e Petrace e i torrenti Annunziata e Caserta, dove gli attivisti hanno srotolato lo striscione “Che Vergogna” per denunciare scarichi illegali e la presenza di discariche abusive a cielo aperto.
Non va meglio nel vibonese, dove su 5 punti analizzati solo la foce dell’Angitola a Pizzo si salva, mentre spiagge rinomate come Briatico, Marina di Bivona e Joppolo mostrano forti criticità. Più sfumato il quadro a Crotone (dove si salva la foce del fiume Nicà a Crucoli Torretta, ma crolla l’Esaro) e a Catanzaro, che registra tre bocciature su tre, compreso il mare tra Montepaone Lido e Soverato.
L’allarme di Legambiente: “Manca informazione ai bagnanti”.
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“In Calabria persiste una situazione di inquinamento legata alla mancata depurazione causata da agglomerati in infrazione comunitaria, troppe abitazioni non collegate alle fogne e scarichi illegali civili e industriali”, ha dichiarato Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria. “Ci auguriamo che i recenti finanziamenti regionali segnino un cambio di passo”.
Oltre al danno ambientale, Legambiente solleva un problema di sicurezza pubblica: i cartelli di divieto di balneazione sono quasi ovunque assenti. Su 24 punti, solo alla foce del Menga (Reggio Calabria) i cittadini sono stati avvisati del pericolo. Nelle altre zone critiche, i volontari hanno trovato bagnanti ignari immersi in acque potenzialmente contaminate. Un deficit di comunicazione che rischia di danneggiare l’immagine di una regione che, in oasi felici come la costa ionica cosentina, dimostra invece di saper custodire il proprio mare.






