Monitorare la diffusione del granchio blu, individuare le zone più esposte e coinvolgere i pescatori nelle catture selettive. Sono gli obiettivi del progetto “In-sapidus”, presentato il 6 novembre alla Torre Sant’Angelo di Corigliano-Rossano. L’incontro ha riunito WWF, ricercatori e istituzioni attorno a un problema che riguarda biodiversità e attività economiche: conoscere la presenza della specie per contenerla, con interventi che proseguano nel tempo.
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
Promossa dal WWF Calabria Citra e dal WWF Policoro Herakleia, con la collaborazione di Hydrosynergy, l’iniziativa è finanziata dalla Regione Calabria. Il progetto interessa i sistemi fluviali e le aree umide della fascia ionica settentrionale calabrese. Durante la presentazione sono state illustrate le prime osservazioni scientifiche e le esperienze maturate in Basilicata, dove sono stati documentati danni alla piccola pesca artigianale.
Stefano Sacchetti, socio di Hydrosynergy Società Cooperativa, ha spiegato che i monitoraggi nel Crati e nel Coscile hanno rilevato diverse specie ittiche, delle quali sei autoctone. Le altre sono alloctone, alcune invasive. Un quadro che rende necessario studiare gli ambienti acquatici nel loro insieme, distinguendo la presenza delle specie introdotte dagli effetti che producono.
Sui danni del granchio blu, Sacchetti ha precisato che le osservazioni richiamate riguardano soprattutto lo Ionio lucano: «Abbiamo osservato che il granchio blu è una specie che comporta danni non solo ecologici, quindi alle comunità acquatiche native, ma soprattutto alla piccola pesca artigianale».
Le conseguenze coinvolgono attrezzi e prodotto: «Va a distruggere, danneggiare le attrezzature da posta dei pescatori, come reti e nasse, e danneggia il pescato che in esse è catturato». Il risultato, ha spiegato, è una riduzione del valore commerciale dei pesci.
Prima di intervenire occorre però localizzare le popolazioni e valutarne la consistenza. «La cosa importante, e questo è l’obiettivo del progetto, è capirne la diffusione», ha sottolineato Sacchetti. Individuate le aree con presenze più abbondanti, la proposta è ricorrere alla pesca selettiva, coinvolgendo pescatori, associazioni e volontari. Il controllo, ha aggiunto, «deve essere continuativo».
Anna Chiara Colucci, presidente dell’Oasi WWF Policoro, ha illustrato il contributo dell’esperienza lucana maturata attraverso il progetto FEAMP. «Abbiamo potuto monitorare la presenza di questa specie alloctona invasiva e quindi capire sicuramente la diffusione e le possibili filiere in cui impiegare questa specie».
Tra le attività sperimentate figurano la cattura e l’utilizzo dei granchi come alimento per le tartarughe marine ospitate nel centro recupero, oltre alle iniziative dedicate alla ristorazione. «Abbiamo fatto anche degli show cooking in cui veniva presentato il granchio blu», ha ricordato Colucci.
L’esperienza sarà ora messa a disposizione del territorio calabrese: «L’idea è appunto quella di capire come è diffusa questa specie e come possiamo limitarne la diffusione e poi impiegarla in maniera costruttiva per la regione Calabria».
Il WWF Calabria Citra rappresentata da Elisa Romano ha indicato tra le aree interessate Corigliano-Rossano, il Trionto e i corsi d’acqua del territorio di Cassano all’Ionio e dei comuni vicini. Accanto alle attività sul campo, l’associazione seguirà la sensibilizzazione e i rapporti con gli enti locali: «È importante innanzitutto fare rete con i comuni e con le istituzioni».
La tutela degli ecosistemi si accompagna all’attenzione per la pesca, le produzioni di molluschi e il turismo, settori richiamati durante l’intervista. Per l’associazione, il lavoro dovrà lasciare una collaborazione stabile sul territorio, affinché «le finalità di questo progetto non terminino con il progetto stesso».
Dal confronto emerge quindi una priorità: costruire una conoscenza precisa della situazione locale, senza sovrapporre automaticamente i danni osservati altrove allo scenario calabrese. Monitoraggi, partecipazione dei pescatori e continuità degli interventi saranno i passaggi su cui misurare il progetto. Le segnalazioni e l’esperienza di chi lavora quotidianamente in mare potranno contribuire a individuare le aree nelle quali concentrare le azioni di contenimento più efficaci.






