Guardianìe nella Sibaritide, da domani gli interrogatori dei cinque indagati

Corigliano-Rossano, 24 settembre 2026 – Cominceranno domani, 25 settembre, gli interrogatori dei cinque indagati nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro sulle presunte estorsioni a imprenditori agricoli e commercianti della Sibaritide. Tutti sono assistiti dagli avvocati Antonio Pucci e Maria Sammarro. Il confronto davanti al giudice offrirà loro l’occasione di rispondere alle accuse, dopo l’esecuzione delle misure cautelari: quattro custodie in carcere e un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Il quadro indiziario poggia soprattutto sulle intercettazioni. In diversi casi, secondo la ricostruzione investigativa, le conversazioni hanno trovato riscontro nei servizi di appostamento svolti presso le aziende agricole. Nessuna delle persone indicate come vittime ha presentato denuncia. Agli atti non risultano episodi di avvertimento né messaggi minatori: per gli inquirenti, la pressione sarebbe derivata dal contesto in cui venivano avanzate le richieste.

L’indagine riguarda le cosiddette guardianìe, richieste di denaro o di altre utilità rivolte a chi lavora nelle campagne. La Dda ipotizza circa 17 episodi, tra estorsioni consumate e tentate, nel periodo 2023-2024. L’accusa contesta l’aggravante del metodo mafioso e attribuisce un ruolo centrale a Giovanni Arturi. La sua caratura criminale e l’autorevolezza di cui avrebbe goduto, secondo gli investigatori, avrebbero condizionato gli interlocutori anche in assenza di minacce esplicite. È su questa ipotesi di intimidazione ambientale che si concentra una parte decisiva dell’inchiesta.

Un passaggio delle indagini risale all’agosto 2023. Gli investigatori misero sotto controllo il telefono che, secondo l’accusa, Arturi utilizzava mentre era detenuto nel carcere di Paola per scontare cumuli di pena. Dalle conversazioni con i familiari sarebbero emersi contatti con imprenditori agricoli delle zone di Apollinara, Spezzano e Cantinella. Nei dialoghi si parlava di «regali» o di sostegni economici: espressioni che la Dda collega alle presunte richieste estorsive.

Secondo il quadro accusatorio, Arturi avrebbe impartito direttive dal carcere e, in alcuni casi, sarebbe stato messo direttamente in contatto telefonico con le persone alle quali veniva chiesto denaro. Gli altri indagati avrebbero avuto ruoli diversi nel portare avanti quelle richieste sul territorio.

Gli interrogatori serviranno a raccogliere le versioni degli indagati e a esaminare i singoli episodi contestati. Le accuse si collocano nella fase delle indagini preliminari e dovranno essere vagliate nelle successive sedi giudiziarie.

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