Si fa più chiaro il bilancio dei vasti incendi che hanno interessato il versante calabrese del Parco nazionale del Pollino. Dopo giorni di interventi incessanti, il fronte di fuoco è stato domato, ma ha lasciato dietro di sé circa 900 ettari di vegetazione distrutti tra macchia mediterranea, boschi di latifoglie e conifere. A tracciare una prima stima è il commissario straordinario dell’Ente Parco, Luigi Lirangi, che parla di dati ancora provvisori ma già indicativi dell’entità dei danni.
Le aree maggiormente colpite ricadono nei territori comunali di Morano Calabro, San Basile e Saracena. Tra gli aspetti più rilevanti emerge però la salvaguardia delle zone di maggior pregio naturalistico: le fiamme non hanno infatti raggiunto i secolari pini loricati, le roverelle monumentali e i boschi d’alta quota, patrimonio simbolo del Pollino.
Secondo quanto riferito dal commissario, il rogo avrebbe avuto origine all’esterno del perimetro del Parco e si sarebbe propagato a causa delle elevate temperature, della siccità e del forte vento. Lirangi ha inoltre annunciato lo sblocco di un finanziamento fermo dal 2019 che consentirà di avviare procedure per l’acquisto di sistemi di monitoraggio e controllo del territorio, con l’obiettivo di rafforzare la prevenzione e la capacità di risposta agli incendi futuri.
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