Il Coordinamento di Democrazia Sovrana Popolare dell’Alto Jonio annuncia la propria adesione alle iniziative promosse dal partito in Calabria per chiedere che il Paese resti fuori da un eventuale conflitto con l’Iran. L’obiettivo è ribadire una posizione di neutralità e difendere la sicurezza del territorio nazionale.
Secondo il coordinamento, il coinvolgimento in un conflitto non passa solo attraverso l’invio di soldati, ma anche tramite altre modalità indirette, come il supporto logistico o l’utilizzo di strutture militari presenti sul territorio.
Il coordinatore Santino Soda sottolinea con decisione la linea del movimento:
«La partecipazione alla guerra non si realizza soltanto con l’invio di truppe. Anche concedere infrastrutture militari significa entrare nel conflitto».
Il coordinamento esprime opposizione alla possibilità che le basi NATO presenti in Italia vengano utilizzate per operazioni collegate a un’azione militare. Una scelta che, secondo i promotori dell’iniziativa, esporrebbe il territorio nazionale a rischi diretti.
«Chi offre le basi diventa complice e quindi bersaglio di una delle parti in campo», afferma Soda. «Non vogliamo correre il rischio che le nostre città paghino il prezzo di decisioni prese altrove».
Nel documento viene richiamato anche l’articolo 11 della Costituzione italiana, che stabilisce il rifiuto della guerra come strumento di offesa contro altri popoli. Per il coordinamento, mettere a disposizione strutture logistiche per operazioni militari significherebbe violare questo principio.
«Mettere a disposizione la logistica per un attacco significa partecipare a un’aggressione e calpestare i nostri valori», sostiene il coordinatore.
Tra le preoccupazioni espresse vi sono anche le conseguenze geopolitiche ed economiche di un’escalation nel Mediterraneo, che potrebbe incidere sulla stabilità della regione e sulle forniture energetiche.
Il coordinamento chiede quindi al Governo di riferire in Parlamento e di chiarire se esista l’ipotesi di utilizzare infrastrutture militari presenti sul territorio nazionale per azioni belliche.
«L’Italia non deve essere considerata la portaerei di nessuno», conclude Soda. «Siamo per una politica di pace e neutralità: il nostro Paese deve essere un ponte di dialogo e non una rampa di lancio».
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