Il referendum del 22 e 23 marzo rappresenta uno dei momenti più limpidi della democrazia. Non perché indichi una direzione politica prestabilita, ma perché affida direttamente ai cittadini la responsabilità della decisione. È proprio questa la natura del referendum: la scelta non passa dai palazzi, ma dalle urne.
Si tratta di un referendum confermativo. Significa che ai cittadini viene chiesto se approvare oppure respingere una decisione già votata dal Parlamento. In questo tipo di consultazione non esiste quorum. Non serve una soglia minima di partecipazione. Conta soltanto il risultato finale: chi ottiene anche un solo voto in più prevale.
Per questo motivo l’astensionismo non è una strategia utile. È soltanto una rinuncia. E quando si rinuncia alla partecipazione si indebolisce il senso stesso della democrazia. Il punto non è votare sì o votare no. Il punto è votare con consapevolezza.
Chi sceglie il sì deve farlo perché ha compreso il contenuto della proposta. Chi sceglie il no deve entrare nella cabina elettorale con la stessa convinzione. Entrambe le posizioni sono legittime quando nascono da una riflessione personale. Il vero errore sarebbe un altro: trasformare il referendum in una gara di appartenenza.
L’urna non è una caserma e il voto non è un ordine di scuderia. Negli ultimi giorni il dibattito si è spesso piegato a logiche di schieramento. Questo modo di affrontare la consultazione appare poco rispettoso verso l’elettore. In alcuni casi mostra anche una certa superficialità nel trattare uno strumento che appartiene ai cittadini prima ancora che alla politica. Il referendum non chiede fedeltà a una bandiera. Chiede responsabilità.
Per questo è importante leggere, informarsi, ascoltare opinioni diverse. Confrontarsi, capire, riflettere. Solo così il voto diventa davvero espressione di libertà. Nessuno dovrebbe sentirsi guidato o trascinato verso una scelta. Non servono padrini del sì né proprietari del no. Servono cittadini consapevoli. Il 22 e il 23 marzo non si vota per compiacere qualcuno. Si vota per esercitare un diritto che dà forma alla democrazia. Entrare nella cabina elettorale con un’idea propria è l’unico modo per onorare questo appuntamento. Perché il referendum non appartiene ai partiti. Appartiene ai cittadini.
Matteo Lauria – Direttore I&C
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |






