L’editoriale di Matteo Lauria – La battaglia per l’emodinamica nello Ionio è giusta. Ma c’è una domanda che nessuno sembra voler fare: perché tanti hanno scoperto il problema soltanto oggi? L’emodinamica non è un’emergenza nata ieri. È una questione che lo Ionio rivendica da oltre vent’anni. Da oltre vent’anni esiste una distribuzione profondamente squilibrata dei servizi nella provincia di Cosenza: un’emodinamica a Cosenza, una a Castrovillari, un’altra sul Tirreno. Sullo Ionio, niente.
E per anni la situazione è stata ancora più paradossale: lungo l’intero arco ionico, da Crotone fino a Taranto, non esisteva un servizio di emodinamica. Solo nelle ultime ore ne è stata realizzata una a Crotone. Allora la domanda è inevitabile: dov’erano, in questi vent’anni, quelli che oggi gridano allo scandalo?
Molti di coloro che oggi alzano la voce non hanno detto una virgola quando avrebbero potuto e dovuto farlo. Questo non significa che oggi debbano tacere. Significa, però, che una classe dirigente credibile non può cambiare sensibilità a seconda di chi governa. I diritti di un territorio non possono essere difesi quando governa l’avversario e dimenticati quando governa l’amico. E su questo le responsabilità sono trasversali. Centrodestra e centrosinistra hanno entrambi governato e nessuno può chiamarsi fuori.
Ma limitare tutto alla singola emodinamica significa continuare a guardare il dito anziché la luna. Il vero problema dello Ionio è il suo peso politico e istituzionale. Le province, piaccia o meno, significano rappresentanza, strutture amministrative, aziende sanitarie, presenza nei tavoli decisionali e maggiore capacità contrattuale anche in rapporto alla popolazione rappresentata. E lo Ionio continua a essere debole proprio perché continua a essere frammentato.
Crotone ha una propria provincia, ma è una realtà piccola, che arranca e fa quello che può. La Sibaritide non ha una provincia propria, nonostante Corigliano-Rossano sia ormai la terza città della Calabria.
Da sette lunghi anni esiste una proposta sulla quale la classe dirigente ionica dovrebbe almeno avere il coraggio di confrontarsi seriamente: la Provincia della Magna Grecia, con doppio capoluogo, Corigliano-Rossano a nord e Crotone a sud.
Una provincia di oltre 420 mila abitanti cambierebbe completamente gli equilibri territoriali della Calabria. Nello stesso tempo l’attuale provincia di Cosenza passerebbe da circa 700 mila a circa 400 mila abitanti. Si ridisegnerebbe così una geografia istituzionale nella quale lo Ionio non sarebbe più periferia di altri territori, ma diventerebbe finalmente protagonista. E non sarebbe un’unione costruita artificialmente.
Le province dovrebbero avere una logica di omogeneità territoriale, geografica, sociale e infrastrutturale. È esattamente per questo che bisognerebbe avere il coraggio di porre anche un’altra domanda: qual è l’omogeneità territoriale tra Corigliano-Rossano e Praia a Mare?
Sono territori che guardano verso mari diversi, con collegamenti, dinamiche e caratteristiche profondamente differenti. Eppure su questa contraddizione quasi tutti preferiscono tacere.
Una grande provincia ionica con doppio capoluogo avrebbe invece la forza demografica e politica per chiedere un’azienda sanitaria autonoma, una propria ASP, servizi sanitari adeguati, infrastrutture e una rappresentanza vera nei tavoli nei quali si decidono investimenti e finanziamenti.
Perché oggi il peso maggiore continua a essere esercitato dalle grandi realtà di Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria. Crotone e Vibo Valentia hanno un peso decisamente minore, mentre Corigliano-Rossano non è neppure capoluogo di provincia. E quando non si ha forza istituzionale, troppo spesso si finisce per ricevere ciò che rimane: qualche concessione, qualche contentino, l’osso dopo che altri hanno mangiato la carne.
Le conseguenze di questo squilibrio non riguardano soltanto la sanità. Si possono leggere anche nella capacità dei territori di intercettare finanziamenti comunitari e nazionali, nelle infrastrutture, nei trasporti, nella giustizia e nella distribuzione degli uffici e dei servizi pubblici.
L’emodinamica, quindi, è importante. Ma non può diventare l’ennesimo piatto di lenticchie con il quale accontentare un territorio che avrebbe bisogno di discutere del proprio futuro.
Anche perché la sanità moderna impone ragionamenti seri. Non ci sono emodinamisti sufficienti per immaginare un’emodinamica in ogni ospedale. Mentre è attivo un servizio di elisoccorso H24 in grado di operare trasferimenti in tempi utili.
Questo non cancella lo squilibrio storico. E se bisognava individuare nello Ionio cosentino un luogo nel quale concentrare un servizio di questo tipo, Corigliano-Rossano aveva certamente argomenti fortissimi, a cominciare dalla popolazione servita e dalla posizione rispetto a un territorio vastissimo.
Perché dovrebbe valere una regola elementare: i servizi pubblici vanno organizzati innanzitutto dove esiste una maggiore domanda e dove vive più gente, naturalmente tenendo conto delle distanze e delle esigenze territoriali.
È lo stesso principio che dovrebbe valere per la sanità, la giustizia, i trasporti e tutti gli altri servizi dello Stato.
E invece abbiamo assistito anche al paradosso di un tribunale mantenuto a Castrovillari, città di circa 20 mila abitanti, mentre quello di una realtà urbana di circa 80 mila abitanti come Corigliano-Rossano è stato soppresso.
Il problema, dunque, è molto più grande di un’emodinamica.
Il problema è decidere se lo Ionio vuole continuare a chiedere favori oppure vuole costruirsi il peso necessario per rivendicare diritti.
Una classe dirigente responsabile dovrebbe smettere di misurare le proprie battaglie sulla base del colore politico di chi governa in quel momento. Dovrebbe avere una visione che duri vent’anni, non il tempo di una legislatura.
L’emodinamica può essere una battaglia. Ma la vera battaglia è costruire uno Ionio capace di sedersi ai tavoli che contano senza il cappello in mano.
Finché non capiremo questo, continueremo a dividerci per ottenere una struttura, un ufficio o un finanziamento alla volta. E ogni volta festeggeremo ciò che ci viene concesso come una grande vittoria.
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