Mazza: “Quando la politica smette di studiare, la Calabria abdica al proprio futuro”

CATANZARO – Un’analisi severa e senza sconti quella proposta oggi da Mazza, che punta il dito contro il progressivo svuotamento intellettuale della politica calabrese. In un intervento che scuote il panorama regionale, Mazza interroga la classe dirigente e il corpo elettorale su un quesito di fondo: “Chi ha spento la conoscenza?”.

L’eclissi del pensiero analitico
Secondo l’autore, la crisi che attanaglia la regione non è un evento accidentale, ma il risultato di un lungo processo in cui la politica ha smesso di essere luogo di elaborazione, riducendosi a mera amministrazione del consenso. Il vero limite strutturale, si legge nella nota, è “l’eclissi del pensiero analitico”: senza uno studio rigoroso dei fenomeni sociali ed economici, l’azione legislativa perde la capacità di orientare i processi decisionali e di guidare il cambiamento, limitandosi a gestire l’esistente senza alcuna visione prospettica.

La figura dell’ “agitatore-amministratore”
Il documento delinea un ritratto impietoso della classe politica attuale, definita vittima di un “iperlocalismo autoreferenziale”. Mazza evidenzia due dinamiche distorte:

Frammentazione: Il rappresentante politico rinuncia alla programmazione regionale per concentrarsi esclusivamente su interessi microterritoriali, rendendo la Calabria un sistema diviso e incapace di fare strategia comune.

Il paradosso: Si afferma la figura ibrida dell’amministratore che critica le istituzioni per alimentare il dissenso, pur ricercandone costantemente il controllo per fini di carrierismo.

La doppia perifericità e la crisi del consenso
La riflessione si estende alla qualità del voto in Calabria, descrivendo un elettorato che, a causa di decenni di assistenzialismo e isolamento, ha perduto gli strumenti critici per distinguere tra visione strategica e demagogia. Questa “contrazione della consapevolezza civica” genera una doppia irrilevanza:

Subalternità esterna: La regione, priva di potere contrattuale, finisce per subire passivamente le decisioni prese a Roma.

Cristallizzazione interna: Si consolida una geografia del privilegio dove le periferie restano semplici “riserve di consenso” anziché diventare motori di crescita.

La proposta: lo studio come atto rivoluzionario
La conclusione è un appello a una “riconversione culturale profonda”. Per Mazza, la sfida calabrese è prima di tutto culturale: non basta occupare spazi di potere, occorre “abitarli” con una progettualità fondata sul rigore dell’analisi.

“Il tempo della gestione emergenziale è scaduto” – conclude la nota – “È il tempo dello studio come autentico atto rivoluzionario”. Solo restituendo alla politica la capacità di interpretare e anticipare la complessità, la Calabria potrà affrancarsi dalla subalternità e rivendicare una dignità istituzionale basata non sul peso dei voti, ma sulla qualità delle idee.

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