Olio in vetrina in aeroporto: Sicilia e Puglia protagoniste, Calabria assente

In un grande aeroporto italiano, snodo attraversato ogni anno da milioni di passeggeri, le vetrine dei punti vendita espongono a raffica le eccellenze del Paese. Tra queste spicca uno spazio interamente dedicato all’olio: promesse di alimentazione sana, gusto e benessere in bottiglia.

Scorrendo gli scaffali, l’attenzione cade subito sulle etichette e sulle provenienze dichiarate. Si leggono nomi e territori: Terracina (LT), Andria (BAT), Acireale (CT). La confezione più curata, per impatto visivo e stile, è quella siciliana, che domina per estetica e richiamo identitario.

Il prezzo, come da copione aeroportuale, è alto. E le bottiglie non raggiungono il formato da litro: prevalgono tagli più piccoli, pensati per il viaggio e per un pubblico disposto a pagare il surplus del terminal.

Ma tra le regioni in mostra, una assenza pesa. La Calabria non compare. Eppure produce una quota rilevante dell’olio nazionale. I numeri parlano chiaro: la classifica italiana vede la Puglia al primo posto per produzione di olio d’oliva, seguita proprio da Calabria e Sicilia.

A questo punto resta la domanda: dove finisce l’olio calabrese, se non arriva nemmeno qui, nel cuore di un mercato che vende “Italia” a ogni scaffale? E, tra queste bottiglie lucide in vetrina, ce n’è magari una che contiene le nostre olive? Dubbi che restano sospesi, in mezzo al via vai dei trolley.
Antonia Russo

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