La Corte d’Assise di Cosenza ha pronunciato la sentenza di primo grado per l’agguato del 3 maggio 2022. Escluso l’ergastolo chiesto dalla Dda per Le Pera. Al centro del processo gli spostamenti di un’automobile, le immagini delle telecamere e le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia – Trent’anni di reclusione per Francesco Le Pera, ventotto per Giorgio Arturi e ventitré per Manuel Intrieri. È di 81 anni complessivi di carcere il bilancio delle condanne pronunciate dalla Corte d’Assise di Cosenza per l’omicidio di Pasquale Aquino, il 57enne assassinato il 3 maggio 2022 a Schiavonea, nell’area urbana di Corigliano-Rossano. La decisione è arrivata oggi, 22 ottobre, al termine del processo di primo grado, davanti al collegio giudicante presieduto da Paola Lucente. Una sentenza che definisce, in questa fase del procedimento, le responsabilità penali dei tre imputati per un delitto che aveva profondamente colpito la comunità locale. Il pronunciamento non accoglie integralmente le richieste avanzate dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Il pubblico ministero Alessandro Riello aveva infatti sollecitato l’ergastolo, con un anno di isolamento diurno, per Le Pera e 23 anni di reclusione ciascuno per Arturi e Intrieri. I giudici hanno invece stabilito una pena di trent’anni per Le Pera, escludendo il carcere a vita, mentre per Arturi la condanna supera di cinque anni la richiesta dell’accusa. Confermata, rispetto alla requisitoria, la pena di 23 anni per Intrieri.
L’agguato a pochi passi dall’abitazione della vittima
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
I movimenti della Fiat 500L al centro delle indagini
Tra gli elementi maggiormente discussi nel processo figurano gli spostamenti di una Fiat 500L, ritenuta dall’accusa un mezzo utilizzato nelle attività preparatorie e nelle fasi successive all’omicidio. Secondo la Dda, l’automobile avrebbe effettuato quattro sopralluoghi prima dell’agguato. La sera del delitto sarebbe stata individuata in diverse zone di Schiavonea, tra cui l’area del circolo frequentato da Aquino, le vicinanze della sua abitazione e la farmacia Favaro. Gli investigatori avevano inoltre ricostruito altri movimenti che, nell’interpretazione della Procura, sarebbero stati collegati al recupero dei presunti esecutori. Durante la requisitoria, il pubblico ministero aveva richiamato le conclusioni della perizia affidata dalla Corte al professor Sebastiano Battiato, sostenendo la compatibilità tra le rilevazioni Gps e le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza. Le difese hanno contestato questa lettura, concentrandosi in particolare sui dati digitali e sulla possibilità di ricostruire con certezza la posizione degli imputati nei momenti decisivi.
Le armi, la bicicletta e gli altri elementi esaminati
Il procedimento ha affrontato anche gli accertamenti relativi a una bicicletta individuata nell’abitazione di Antonio Madeo e Teresa La Grotta. Secondo quanto riferito dall’accusa, La Grotta avrebbe dichiarato di aver prestato il mezzo a Le Pera. Le caratteristiche della bicicletta sarebbero state ritenute compatibili con quelle del veicolo ripreso dalle telecamere, sulla base delle valutazioni tecniche richiamate in aula. Sul versante balistico, la Procura ha sostenuto l’esistenza di collegamenti tra il delitto e due armi, una Bernardelli 60 e una CZ VZ 61 Scorpion, comprese in un arsenale sequestrato nel corso delle indagini. A completare il quadro presentato dall’accusa sono intervenuti ulteriori elementi, tra cui intercettazioni, analisi antropometriche e testimonianze.
Le dichiarazioni di Cufone e le contestazioni delle difese
Una parte significativa del dibattimento si è concentrata sulle dichiarazioni di Francesco Cufone, deceduto poco dopo aver intrapreso un percorso di collaborazione con la giustizia. La Dda aveva richiamato il suo racconto a sostegno della ricostruzione della partecipazione di Le Pera all’omicidio. Le difese ne hanno contestato l’attendibilità, evidenziando presunte incongruenze rispetto agli accertamenti tecnici. Tra i punti controversi figurava il riferimento a colpi d’arma da fuoco che Le Pera avrebbe esploso alle gambe della vittima, una circostanza che, secondo i difensori, non avrebbe trovato conferma nelle risultanze esaminate. Sono state sollevate inoltre questioni relative alla documentazione delle dichiarazioni rese durante la collaborazione.
Nove ore di discussioni difensive prima della sentenza
Gli avvocati Giovanni Zagarese, Pasquale Di Iacovo e Giovanni Scatozza avevano sviluppato le rispettive argomentazioni nel corso di discussioni protrattesi per quasi nove ore. Al centro delle contestazioni, la ricostruzione degli spostamenti attraverso i dati riconducibili a Google, l’interpretazione delle immagini di videosorveglianza, il presunto recupero degli esecutori e il valore probatorio attribuito alle intercettazioni e agli accertamenti balistici. La linea difensiva aveva messo in discussione la solidità complessiva della ricostruzione accusatoria, sostenendo che diversi elementi non consentissero di collocare con certezza gli imputati sulla scena del crimine. La Corte d’Assise è giunta ora alla pronuncia di primo grado, stabilendo le tre condanne. Le motivazioni della sentenza consentiranno di conoscere nel dettaglio il percorso valutativo seguito dai giudici, anche rispetto agli elementi contestati dalle difese. Il verdetto non è definitivo e potrà essere sottoposto al giudizio d’appello.






