Salem è trattenuto nella sezione di alta sicurezza del carcere di Corigliano Rossano. La sua permanenza dura da sei mesi ed è legata a una serie di accuse sorte durante la procedura di asilo in Italia.
Il sequestro del suo telefono ha portato gli inquirenti a estrarre frammenti di un video in cui invitava la società civile a sostenere la causa palestinese. Quei passaggi, tolti dal contesto originario, sono diventati la base per l’accusa di “propaganda jihadista”.
Nel dispositivo erano presenti anche filmati già diffusi da testate nazionali, classificati come contenuti “istruttivi”. Non contengono istruzioni tecniche, ma sono comunque ritenuti rilevanti ai fini delle contestazioni.
I reati ipotizzati rientrano nelle nuove disposizioni del DDL Sicurezza, che prevede pene più severe e nuove fattispecie legate al terrorismo. Norme che molte realtà sociali ritengono strumenti di compressione delle libertà.
Associazioni e attivisti invitano a sostenere Salem e a non lasciare senza attenzione la sua situazione. Il 21 novembre si terrà un presidio davanti al Tribunale de L’Aquila, dove si discuterà il procedimento che coinvolge altri giovani palestinesi, occasione per estendere la solidarietà a Salem.
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