COSENZA – Slot machine modificate per nascondere parte degli incassi al Fisco e un funzionario dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che, secondo l’accusa, avrebbe ricevuto denaro per anticipare le ispezioni e favorire l’occultamento delle irregolarità. È il quadro investigativo emerso dall’operazione condotta oggi, lunedì 26 ottobre 2026, dai Carabinieri del Comando provinciale di Cosenza e dai funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica.
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L’inchiesta è partita dall’analisi dei dati trasmessi dagli apparecchi elettronici con vincite in denaro. Gli specialisti dell’Agenzia delle Dogane hanno individuato anomalie nei volumi delle giocate, facendo emergere il sospetto di un sistema organizzato per sottrarre somme alla tassazione.
I controlli effettuati in diversi esercizi commerciali della provincia di Cosenza hanno portato al sequestro di 145 slot machine sospettate di essere state alterate e di circa 80mila euro trovati al loro interno.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, negli apparecchi veniva installata una seconda scheda elettronica, non collegata alla rete ufficiale dello Stato. Attraverso dispositivi di comando e modifiche ai collegamenti interni, una parte delle giocate sarebbe stata registrata su questo circuito parallelo, consentendo di incassare denaro senza versare il relativo prelievo erariale.
Un meccanismo che avrebbe permesso di nascondere una quota degli introiti effettivi e di aggirare i controlli fiscali.
Il passaggio più delicato dell’inchiesta riguarda il presunto coinvolgimento di un funzionario dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Cosenza. Secondo l’ipotesi accusatoria, l’uomo avrebbe ricevuto pagamenti periodici da un imprenditore del settore in cambio di informazioni riservate sulle verifiche programmate.
Le comunicazioni avrebbero consentito ai gestori di intervenire preventivamente sugli apparecchi, eliminando temporaneamente le modifiche illegali prima dell’arrivo degli ispettori.
Al funzionario viene inoltre contestata la presunta sottrazione di schede elettroniche già sequestrate e custodite negli uffici dell’Agenzia. I dispositivi sarebbero stati riconsegnati all’imprenditore e a un tecnico per essere azzerati e successivamente rimessi in circolazione.
Gli approfondimenti investigativi hanno coinvolto anche tecnici, fornitori e gestori di esercizi commerciali che, secondo la Procura, avrebbero contribuito a mantenere operativo il sistema.
Per ricostruire i rapporti tra gli indagati e i movimenti di denaro, gli investigatori hanno analizzato telefoni cellulari, computer, supporti digitali e documentazione contabile sequestrata nel corso delle indagini.
Già il 6 novembre 2025 era stato disposto un sequestro preventivo per oltre 12 milioni di euro nei confronti di un operatore economico del settore, nell’ambito degli accertamenti sulle somme relative al prelievo unico erariale.
Le ipotesi di reato contestate, a vario titolo, comprendono associazione per delinquere, corruzione, rivelazione di segreti d’ufficio, truffa aggravata ai danni dello Stato e favoreggiamento.
Il provvedimento eseguito oggi è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Cosenza su richiesta della Procura.






