L’accordo storico firmato lo scorso 16 ottobre a bordo di un traghetto dai sindaci Francesco Cannizzaro e Federico Basile per l’istituzione dell’Area metropolitana integrata dello Stretto (Reggio Calabria-Messina) segna una svolta nell’ingegneria istituzionale del Mezzogiorno. Una visione che ora chiede di essere replicata sul versante orientale del Sud. È questa la tesi sostenuta nell’intervento a firma di Mazza e Critelli, che rilanciano la necessità strategica di fondare l’Area metropolitana integrata dell’Arco Jonico, unendo i territori compresi tra la Calabria, la Basilicata e la Puglia.
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L’intesa tra Reggio e Messina supera i confini burocratici di due Regioni per dar vita a un bacino integrato di oltre un milione e 100mila abitanti su seimila chilometri quadrati. Non si tratta di un semplice accordo sul trasporto pubblico (come quello tentato nel 2019), ma di una cooperazione quinquennale a 360 gradi su mobilità, turismo, cultura e sviluppo economico, destinata a tradursi in una proposta di legge parlamentare per il riconoscimento giuridico formale delle aree metropolitane interregionali.
L’altra porta del Mediterraneo: la sfida dell’Arco Jonico
Se lo Stretto presidia l’accesso al Mediterraneo occidentale e all’Atlantico, l’Arco Jonico rappresenta la porta naturale verso le rotte del Medio Oriente e del canale di Suez. Da Crotone al Salento, la costa jonica si estende per circa 400 chilometri, raccogliendo un bacino di oltre un milione di abitanti suddiviso tra 5 province, 3 Regioni, 24 infrastrutture portuali e 3 distretti agroalimentari di qualità.
Tuttavia, evidenziano Mazza e Critelli, questo immenso patrimonio sconta una grave frammentazione organizzativa e gestionale:
Infrastrutture e portualità disconnesse: Gli scali aerei di Crotone e Taranto, gli snodi ferroviari di Sibari, Metaponto e Taranto e le strutture portuali commerciali operano senza una regia unitaria.
Dipendenze innaturali: I porti di Crotone e Corigliano-Rossano continuano a dipendere dallo scalo tirrenico di Gioia Tauro, mentre l’Autorità di Sistema di Taranto difetta di scali coordinati sull’Arco Jonico.
Gap infrastrutturali: I collegamenti marittimi tra le estremità dell’arco richiederebbero 130 chilometri di navigazione, contro i quasi 400 chilometri di percorrenza gommata imposti dalle criticità della SS 106 e della Salentina Meridionale.
La proposta d’intesa per gli amministratori jonici
Per colmare questo ritardo e superare i “novecenteschi steccati municipali”, gli autori rivolgono un appello diretto agli amministratori locali delle cinque polarità urbane dell’Arco Jonico (Crotone, Corigliano-Rossano, Policoro, Taranto e Gallipoli) e ai presidenti delle rispettive Province.
La proposta prevede la sottoscrizione di un protocollo d’intesa promosso dai 10 amministratori del territorio, ponendo le basi per la costituzione di una macroregione mediterranea a due pilastri:
Pilastro Occidentale: L’Area metropolitana dello Stretto (Calabria-Sicilia).
Pilastro Orientale: L’Area metropolitana dell’Arco Jonico (Calabria-Lucania-Puglia).
Un’iniziativa dal basso che permetterebbe al Sud Italia di presentarsi con voce unita e peso contrattuale adeguato di fronte ai tavoli dell’Unione Europea e nel bacino euromediterraneo.






