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	<title>editoriale Archivi - Informazione e Comunicazione</title>
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		<title>Editoriale &#124; La favola delle preferenze e il declino dei partiti</title>
		<link>https://informazionecomunicazione.it/editoriale-la-favola-delle-preferenze-e-il-declino-dei-partiti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo L.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 09:36:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2026/06/matteo-editoriale-150x150.png" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" /><p>L&#8217;editoriale di Matteo Lauria &#8211; Chi invoca il ritorno delle preferenze e denuncia la crisi dei partiti sostiene due tesi incompatibili tra loro &#8211; C&#8217;è una contraddizione che attraversa il dibattito sulla riforma elettorale e che merita di essere evidenziata. Da una parte c&#8217;è chi denuncia quotidianamente lo svuotamento dei partiti, la loro perdita di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2026/06/matteo-editoriale-150x150.png" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" /><p data-start="0" data-end="69">L&#8217;editoriale di Matteo Lauria &#8211; <em>Chi invoca il ritorno delle preferenze e denuncia la crisi dei partiti sostiene due tesi incompatibili tra loro &#8211; C&#8217;è una contraddizione che attraversa il dibattito sulla riforma elettorale e che merita di essere evidenziata. Da una parte c&#8217;è chi denuncia quotidianamente lo svuotamento dei partiti, la loro perdita di autorevolezza, l&#8217;assenza di una vera classe dirigente e la trasformazione della politica in una somma di personalismi. Dall&#8217;altra, le stesse persone chiedono il ritorno delle preferenze come strumento di selezione della rappresentanza. Le due cose, però, difficilmente possono stare insieme. </em><em>Bisognerebbe innanzitutto domandarsi quando è iniziata la crisi dei partiti. Non è certo nata con i listini bloccati. La parabola discendente delle organizzazioni politiche comincia molto prima e coincide con una lunga stagione di personalizzazione della politica. Una stagione che trova uno spartiacque nel 1993, con l&#8217;introduzione dell&#8217;elezione diretta dei sindaci.</em></p>
<p data-start="1071" data-end="1421"><em>Da quel momento il baricentro della politica si sposta progressivamente dal partito alla persona. Non si vota più principalmente un progetto collettivo, ma un leader. Non conta più l&#8217;organizzazione che costruisce una proposta politica, ma il volto che la rappresenta. È l&#8217;inizio del leaderismo moderno, della politica costruita attorno all&#8217;individuo. </em><em>Prima di allora il meccanismo era diverso. I cittadini sceglievano i partiti e i partiti, sulla base degli equilibri democraticamente determinati dal voto, individuavano i sindaci, i presidenti e le figure di governo. Si può discutere all&#8217;infinito sui limiti di quel sistema, ma una cosa è certa: i partiti erano il centro della decisione politica.</em></p>
<p data-start="1773" data-end="2170"><em>Con l&#8217;elezione diretta, invece, il sindaco è diventato il perno dell&#8217;intera amministrazione. In molti casi il partito si è trasformato in un semplice comitato elettorale al servizio del capo. Le decisioni si sono concentrate nelle mani di una sola persona. I consigli comunali hanno perso peso. Le strutture politiche si sono indebolite. La partecipazione interna è diventata spesso una formalità. </em><em>È davvero un caso che la crisi dei partiti coincida con l&#8217;affermazione della politica personalistica? </em><em>Chi sostiene il ritorno delle preferenze dovrebbe confrontarsi con questa domanda. Le preferenze, infatti, accentuano ulteriormente la competizione individuale. Ogni candidato costruisce il proprio consenso personale, la propria rete di relazioni, il proprio bacino elettorale. Il partito passa in secondo piano. Diventa un contenitore utile per raccogliere voti.</em></p>
<p data-start="2640" data-end="2768"><em>Eppure l&#8217;esperienza degli ultimi decenni non dimostra affatto che la centralità della persona abbia prodotto risultati migliori. </em><em>Abbiamo avuto collegi uninominali. Abbiamo avuto candidati scelti direttamente dagli elettori. Abbiamo avuto parlamentari fortemente radicati nei territori. Ma i problemi sono rimasti. </em><em>Nella Sibaritide, ad esempio, si è registrata una rappresentanza parlamentare numericamente significativa, come quella espressa dal Movimento 5 Stelle. Una presenza che, almeno sulla carta, avrebbe potuto incidere su questioni cruciali come la riapertura del Tribunale di Rossano. Eppure quel risultato non è arrivato.</em></p>
<p data-start="3276" data-end="3476"><em>La realtà è che i territori non si tutelano semplicemente eleggendo persone. Si tutelano costruendo organizzazioni politiche forti, capaci di elaborare strategie, programmi e visioni di lungo periodo. </em><em>Per questo il dibattito sui listini bloccati meriterebbe meno slogan e più coerenza. Se si ritiene che i partiti debbano tornare a essere protagonisti della vita democratica, allora bisogna accettare che abbiano un ruolo nella selezione della classe dirigente. Se invece si vuole continuare a puntare tutto sulle preferenze e sui candidati-personaggio, allora si abbia il coraggio di ammettere che il partito diventa inevitabilmente un soggetto secondario. </em><em>Le due strade non possono essere percorse contemporaneamente. La storia degli ultimi trent&#8217;anni lo dimostra con sufficiente chiarezza.</em></p>
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		<title>Editoriale &#124; Rossano: I dinosauri dividono, ma il problema vero è un altro: quale futuro per il lungomare?</title>
		<link>https://informazionecomunicazione.it/editoriale-rossano-i-dinosauri-dividono-ma-il-problema-vero-e-un-altro-quale-futuro-per-il-lungomare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo L.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 06:20:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2026/06/matteo-dinosauri-150x150.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" /><p>L&#8217;editoriale di Matteo Lauria &#8211; Tra apprezzamenti e critiche, le installazioni di Sant’Angelo riaprono una domanda rimasta senza risposta: qual è il progetto per la costa di Corigliano-Rossano? I dinosauri arrivati sul lungomare di Sant’Angelo hanno ottenuto un risultato che nessuno può contestare: hanno fatto discutere. Sui social si sono formati subito due schieramenti. Da [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2026/06/matteo-dinosauri-150x150.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" /><p data-start="0" data-end="97"><strong>L&#8217;editoriale di Matteo Lauria &#8211; Tra apprezzamenti e critiche, le installazioni di Sant’Angelo riaprono una domanda rimasta senza risposta: qual è il progetto per la costa di Corigliano-Rossano? </strong><em>I dinosauri arrivati sul lungomare di Sant’Angelo hanno ottenuto un risultato che nessuno può contestare: hanno fatto discutere. </em><em>Sui social si sono formati subito due schieramenti. Da una parte chi ha accolto con favore una novità capace di attirare curiosità, famiglie e visitatori. Dall&#8217;altra chi ha storto il naso, ricordando che la città convive con problemi ben più urgenti e che forse le priorità dovrebbero essere altre.</em></p>
<p data-start="726" data-end="1002"><em>Poi c’è una terza posizione, meno rumorosa ma forse più interessante. È quella di chi non contesta i dinosauri in sé, ma si chiede quale legame abbiano con il luogo in cui sono stati collocati. Quale racconto offrono? Quale identità valorizzano? Quale strategia rappresentano?</em></p>
<p data-start="1004" data-end="1168"><em>Sono tutte osservazioni legittime. Fa parte della normale dialettica democratica. Una città viva è una città che discute, che si divide, che confronta idee diverse. </em><em>Il punto, però, è che il dibattito rischia di fermarsi alla superficie. </em><em>Perché il problema non sono i dinosauri. </em><em>Il problema è che continuano a mancare risposte chiare su cosa dovrà diventare il lungomare nei prossimi dieci, venti o trent’anni. </em><em>Le installazioni fanno notizia. Attirano attenzione. Riempiono i social. Ma non sostituiscono una visione.</em></p>
<p data-start="1526" data-end="1825"><em>Ed è qui che nasce la riflessione più profonda. A volte si ha la sensazione che si ricorra a iniziative episodiche per compensare l&#8217;assenza di una programmazione strutturale. Come se si cercasse di riempire un vuoto con eventi, attrazioni temporanee e trovate capaci di generare curiosità immediata. </em><em>Nei giorni scorsi Vincenzo De Luca, parlando agli imprenditori salernitani, ha descritto un progetto preciso. Non un singolo evento, ma una trasformazione territoriale. L&#8217;idea di una litoranea che dal porto Marina d&#8217;Arechi arrivi fino all&#8217;aeroporto, diventando un attrattore turistico di livello europeo. Turismo, urbanistica, occupazione, investimenti. Un disegno complessivo.</em></p>
<p data-start="2206" data-end="2257"><em>Si può condividere o meno. Ma esiste una direzione. </em><em>A Corigliano-Rossano qual è invece la visione? </em><em>Il Piano Strutturale Associato procede tra ritardi, osservazioni, dibattiti tecnici e confronti politici. Se ne parla tra professionisti, amministratori e addetti ai lavori. Ma il cittadino medio ne sa poco o nulla. E soprattutto fatica a comprendere come quella pianificazione cambierà concretamente la sua città.</em></p>
<p data-start="2623" data-end="2694"><em>Nel frattempo il lungomare continua a vivere di interventi frammentati. </em><em>Forse è proprio questo il nodo della questione. I dinosauri non sono né il male assoluto né la soluzione ai problemi della città. Sono semplicemente un episodio. Quello che manca è il racconto del dopo. </em><em>Perché una comunità può discutere per qualche giorno di un Tyrannosaurus Rex affacciato sul mare. Ma prima o poi tornerà a chiedersi una cosa molto più importante: quale sarà il volto della costa di Corigliano-Rossano tra vent’anni? </em><em>Ed è una domanda che, finora, attende ancora una risposta capace di entusiasmare davvero.</em></p>
<p data-start="3225" data-end="3376"><b> </b></p>
<p data-start="3378" data-end="3446">
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		<title>Editoriale &#124; Quell&#8217;abbraccio che Castrovillari non vedeva da troppo tempo</title>
		<link>https://informazionecomunicazione.it/editoriale-quellabbraccio-che-castrovillari-non-vedeva-da-troppo-tempo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo L.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 08:11:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2026/06/editoriale-cv-150x150.png" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" /><p> L&#8217;editoriale di Matteo Lauria &#8211; Ci sono immagini che valgono più di mille dichiarazioni. L&#8217;abbraccio tra la neo sindaca di Castrovillari, Anna De Gaio, e il candidato sindaco Enzo Bello appartiene a questa categoria. A verdetto concluso, quando ormai le urne avevano parlato in maniera definitiva, Bello si è presentato con un fascio di fiori [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2026/06/editoriale-cv-150x150.png" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" /><p data-start="68" data-end="146"><b> L&#8217;editoriale di Matteo Lauria &#8211; </b><em>Ci sono immagini che valgono più di mille dichiarazioni. L&#8217;abbraccio tra la neo sindaca di Castrovillari, Anna De Gaio, e il candidato sindaco Enzo Bello appartiene a questa categoria. </em><em>A verdetto concluso, quando ormai le urne avevano parlato in maniera definitiva, Bello si è presentato con un fascio di fiori per congratularsi con la vincitrice. Un gesto bello di nome e di fatto. Un&#8217;immagine che ha commosso molti cittadini e che ha suscitato emozioni autentiche. </em><em>Forse perché alle nostre latitudini non siamo abituati a tanto.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Da troppo tempo la politica è vissuta come uno scontro permanente, una guerra tra fazioni dove l&#8217;avversario diventa un nemico da abbattere. Litigiosità, rancori, polemiche e divisioni hanno spesso caratterizzato il dibattito pubblico. Ecco perché quell&#8217;abbraccio è stato percepito come qualcosa di speciale. Non la regola, purtroppo, ma l&#8217;eccezione.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Mi auguro che non resti un gesto simbolico o di facciata. Sarebbe un peccato. Perché Castrovillari ha bisogno di esempi concreti, non di fotografie destinate a sbiadire nel giro di pochi giorni. </em><em>Quell&#8217;abbraccio non significa appiattimento delle posizioni. Non significa che maggioranza e opposizione debbano rinunciare ai rispettivi ruoli. Al contrario. Significa riconoscere il valore delle istituzioni, rispettare il responso democratico e comprendere che gli interessi della comunità vengono prima delle ambizioni personali.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Fare politica non dovrebbe mai tradursi nel vecchio principio del &#8220;vita mea, mors tua&#8221;. Non dovrebbe essere una competizione dove conta soltanto vincere. Dovrebbe essere, invece, la capacità di lavorare per il bene dei territori, delle comunità e dei cittadini.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Per questo, negli ultimi anni, ho guardato con amarezza ad alcune pagine della politica castrovillarese. Penso alla vicenda del tribunale, una ferita che ancora oggi faccio fatica a dimenticare. In quella stagione ho avuto la sensazione che qualcuno abbia privilegiato interessi particolari anziché quelli del territorio, arrivando persino a raccontare verità che tali non erano. Una pagina che il tempo forse riuscirà ad attenuare, ma che resta impressa nella memoria di molti.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Proprio per questo l&#8217;immagine di Anna De Gaio ed Enzo Bello assume un valore che va oltre il risultato elettorale. È un messaggio. Un invito a cambiare approccio, a guardare agli interessi dei territori e non solo del proprio! A dimostrare che si può competere duramente durante una campagna elettorale e, una volta conclusa, riconoscersi reciprocamente nel rispetto dei ruoli.</em></p>
<p><em>Mi complimento con l&#8217;attuale classe politica per quanto mostrato in quel momento. E mi auguro che quell&#8217;abbraccio possa rappresentare l&#8217;inizio di una nuova stagione per Castrovillari. Una stagione in cui il confronto sostituisca lo scontro, il dialogo prevalga sulla rissa e il bene comune torni ad essere il vero punto di riferimento dell&#8217;azione politica.</em></p>
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		<title>Editoriale &#124; Sindaci, controlli e responsabilità: il vero nodo non è la paura della firma</title>
		<link>https://informazionecomunicazione.it/editoriale-sindaci-controlli-e-responsabilita-il-vero-nodo-non-e-la-paura-della-firma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo L.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2026 07:58:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2026/05/sindaco-protezione-civile-150x150.png" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" /><p>La separazione tra politica e burocrazia esiste sulla carta. Nella realtà, molto meno. E il dibattito che si sta aprendo attorno alle responsabilità dei sindaci riporta al centro proprio questo enorme cortocircuito italiano. Le riforme Bassanini avevano fissato un principio chiaro: la politica deve indicare gli obiettivi, la burocrazia deve gestire. Due ruoli distinti. Due [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://informazionecomunicazione.it/editoriale-sindaci-controlli-e-responsabilita-il-vero-nodo-non-e-la-paura-della-firma/">Editoriale | Sindaci, controlli e responsabilità: il vero nodo non è la paura della firma</a> proviene da <a href="https://informazionecomunicazione.it">Informazione e Comunicazione</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2026/05/sindaco-protezione-civile-150x150.png" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" /><p data-start="0" data-end="80">La separazione tra politica e burocrazia esiste sulla carta. Nella realtà, molto meno. E il dibattito che si sta aprendo attorno alle responsabilità dei sindaci riporta al centro proprio questo enorme cortocircuito italiano. Le riforme Bassanini avevano fissato un principio chiaro: la politica deve indicare gli obiettivi, la burocrazia deve gestire. Due ruoli distinti. Due responsabilità diverse. Il sindaco programma, controlla e indirizza. I dirigenti amministrativi eseguono, firmano gli atti, gestiscono procedure e assumono responsabilità tecniche.</p>
<p data-start="0" data-end="80">Il problema è che spesso questo schema non funziona davvero. Perché la burocrazia, in molti casi, non è totalmente autonoma dalla politica. E non lo è perché troppo spesso i dirigenti vengono scelti, condizionati o confermati proprio dalla politica. Così il confine tra controllo politico e gestione amministrativa finisce per diventare sfumato. Ed è qui che nasce il problema delle responsabilità.</p>
<p data-start="1085" data-end="1384">Quando accade una tragedia, quando emerge una situazione di pericolo ignorata per anni, quando un territorio fragile mostra tutta la sua vulnerabilità, allora improvvisamente tutti invocano la distinzione tra ruoli. Ma nella quotidianità quella separazione spesso non viene rispettata fino in fondo. Eppure un punto deve restare fermo: la politica non può chiamarsi fuori.</p>
<p data-start="1460" data-end="1730">È vero che i sindaci non possono trasformarsi in tecnici, geologi, ingegneri o dirigenti amministrativi. Ma è altrettanto vero che chi governa una comunità ha un dovere preciso di vigilanza e controllo. Non può limitarsi a dire che la competenza apparteneva agli uffici. La questione non riguarda soltanto il diritto. Riguarda il buon senso amministrativo.</p>
<p data-start="1819" data-end="2113">In Calabria esistono intere aree classificate a rischio idrogeologico molto elevato. Zone R4. Territori dove il pericolo è noto da anni. Abitazioni costruite vicino ai torrenti. Quartieri esposti a frane, alluvioni, esondazioni. Tutti sanno. I cittadini sanno. I tecnici sanno. I sindaci sanno. Ma cosa si sta facendo realmente per mettere in sicurezza quelle persone? Quasi nulla.</p>
<p data-start="2204" data-end="2499">E allora il tema non è soltanto chi firma un atto o quale ufficio abbia la competenza formale. Il tema è capire se chi governa abbia fatto tutto il possibile per prevenire il rischio, attivare controlli, sollecitare interventi, monitorare criticità, pretendere verifiche dagli uffici competenti. Perché la politica non è soltanto programmazione. È anche controllo dell’azione amministrativa.</p>
<p data-start="2598" data-end="2869">Ed è qui che si concentra il punto più delicato. Se un sindaco conosce una situazione di pericolo e per anni non accade nulla, davvero può sostenere di non avere alcuna responsabilità morale, amministrativa o politica? Può bastare dire che dovevano intervenire i tecnici? Il rischio, altrimenti, è trasformare la distinzione tra politica e burocrazia in un alibi permanente.</p>
<p data-start="2975" data-end="3276">Naturalmente esiste anche il problema opposto. Quello della “paura della firma”, dell’eccessiva esposizione penale degli amministratori locali, della tendenza a scaricare sui sindaci ogni emergenza del territorio. È un tema reale. Ed è comprensibile che molti primi cittadini chiedano maggiori tutele. Ma chi sceglie di amministrare sa anche che governare significa assumersi responsabilità. Soprattutto nei territori fragili.</p>
<p data-start="3404" data-end="3721">Per questo la vera sfida non è eliminare le responsabilità politiche. È rendere finalmente autentica la separazione dei ruoli. Una burocrazia autonoma, competente e libera da pressioni. Una politica che controlla davvero, senza occupare gli uffici. E amministratori capaci di intervenire quando il rischio è evidente. Perché quando il pericolo è sotto gli occhi di tutti, il problema non è più capire di chi fosse la competenza. Il problema è capire chi ha visto e ha scelto di non fare nulla.</p>
<p data-start="3404" data-end="3721">Matteo Lauria &#8211; Direttore I&amp;C</p>
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		<title>Editoriale &#124; Fusione, basta contabilità territoriale: Corigliano Rossano cresca come una sola città</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo L.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 05:33:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2026/05/matteo-lauria-150x150.png" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" /><p>C’è un equivoco che continua ad accompagnare il dibattito pubblico sulla fusione tra Corigliano e Rossano. Un equivoco che rischia di impoverire il senso stesso di quella scelta storica e di trasformare un progetto ambizioso in una continua contabilità territoriale. Ogni volta che si realizza un’opera a Corigliano qualcuno chiede cosa si stia facendo a [&#8230;]</p>
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<p data-start="0" data-end="90">C’è un equivoco che continua ad accompagnare il dibattito pubblico sulla fusione tra Corigliano e Rossano. Un equivoco che rischia di impoverire il senso stesso di quella scelta storica e di trasformare un progetto ambizioso in una continua contabilità territoriale. Ogni volta che si realizza un’opera a Corigliano qualcuno chiede cosa si stia facendo a Rossano. E viceversa. Come se la fusione dovesse funzionare con il bilancino, con la fettuccina, con la logica della compensazione permanente.</p>
<p data-start="591" data-end="649"><strong>Non è questo lo spirito con cui è nata Corigliano Rossano.</strong></p>
<p data-start="651" data-end="1123">Nei giorni scorsi siamo finiti al centro di alcune critiche solo per avere dedicato un editoriale alle operazioni imprenditoriali che stanno interessando il Lido Sant’Angelo grazie all’iniziativa di operatori turistici privati. Investimenti, cambi di destinazione, interventi destinati ad incidere sulla vocazione turistica dell’area e che saranno resi pubblici meglio nei prossimi giorni. Da lì è partita una riflessione più ampia sul territorio e sulle sue potenzialità. Qualcuno ha sostenuto che si sia parlato poco di Schiavonea. Francamente sorprende. Schiavonea è stata sempre raccontata per ciò che rappresenta: la vera “Rimini dello Ionio”, il cuore turistico più conosciuto e popolare della costa. Lo abbiamo scritto e ribadito infinite volte. Persino in queste ore ci sono arrivati messaggi e collegamenti per segnalarci l’apertura di nuove attività commerciali, come quella di Ponzio, storica pizzeria che ha scelto proprio Schiavonea.</p>
<p data-start="1600" data-end="1625"><strong>Ma il punto non è questo.</strong></p>
<p data-start="1627" data-end="2043">Il punto è che non si può continuare a leggere ogni notizia attraverso il filtro delle rivalità territoriali. Non si può pretendere che ogni intervento debba automaticamente avere il suo equivalente geografico dall’altra parte della città. Dove ci sono priorità, emergenze, opportunità o investimenti, lì bisogna intervenire. Questo dovrebbe essere il criterio dominante di una città moderna di ottantamila abitanti. Attribuire alla fusione la responsabilità della chiusura di negozi, dei disagi o delle difficoltà economiche significa confondere i piani. La fusione non c’entra con certe dinamiche che riguardano trasformazioni economiche, crisi commerciali o mutamenti sociali che interessano tutti i territori. La fusione, invece, ha avuto e continua ad avere un’altra funzione: aumentare il peso istituzionale della città, rafforzarne l’autorevolezza, migliorare la capacità di intercettare finanziamenti pubblici, consentire la realizzazione di opere che probabilmente, separatamente, sarebbero state più difficili da ottenere.</p>
<p data-start="2662" data-end="2701"><strong>Ed è esattamente ciò che sta accadendo.</strong></p>
<p data-start="2703" data-end="3086">Naturalmente il processo è ancora incompleto. Ci sono passaggi simbolici e amministrativi che attendono di essere definiti. Il gonfalone del Comune, il ruolo dei municipi, la costruzione di una vera area baricentrica capace di concentrare uffici e funzioni pubbliche. Tutte questioni importanti. Ma soprattutto c’è una partita culturale ancora aperta. Ed è forse quella più delicata. I processi culturali non si impongono per decreto. Richiedono tempo, maturazione, luoghi condivisi, esperienze comuni. Ecco perché sarà decisivo realizzare infrastrutture capaci di unire realmente le due comunità. L’ospedale unico, ad esempio, potrà rappresentare molto più di una struttura sanitaria: potrà diventare un luogo identitario comune. Così come sarebbe utile iniziare a concepire grandi eventi pensati per l’intera città e non per singole appartenenze territoriali. Pensiamo all’area del Patirion, spazio straordinario che potrebbe ospitare concerti importanti, iniziative culturali di grande richiamo, appuntamenti capaci di parlare a tutta Corigliano Rossano senza la necessità di sdoppiare ogni evento per rispettare vecchie appartenenze.</p>
<p data-start="3844" data-end="3873"><strong>Serve uno scatto di maturità.</strong></p>
<p data-start="3875" data-end="4226" data-is-last-node="" data-is-only-node="">La fusione non può essere osservata con uno sguardo provinciale, fatto di confronti continui e sospetti reciproci. Una città grande ha bisogno di una visione grande. E la vera sfida, oggi, non è stabilire se si faccia prima qualcosa a Corigliano o a Rossano. La vera sfida è costruire finalmente una comunità che inizi a ragionare come una sola città.</p>
<p data-start="3875" data-end="4226" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Matteo Lauria &#8211; Direttore I&amp;C</p>
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<p>L'articolo <a href="https://informazionecomunicazione.it/editoriale-fusione-basta-contabilita-territoriale-corigliano-rossano-cresca-come-una-sola-citta/">Editoriale | Fusione, basta contabilità territoriale: Corigliano Rossano cresca come una sola città</a> proviene da <a href="https://informazionecomunicazione.it">Informazione e Comunicazione</a>.</p>
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