Uno strano, inatteso fenomeno al Tempo del Coronavirus di Domenico Mazzullo

Uno strano, inatteso fenomeno al Tempo del Coronavirus – Uno strano inatteso fenomeno si sta manifestando, con sempre maggiore frequenza ed incidenza in questi giorni, lasciandomi del tutto stupito e sorpreso per la sua entità.
Non perché sia così orgoglioso e sicuro di me, da pretendere di poter prevedere tutto quanto avviene sul piano psichico, ma perché molti anni di frequentazione con i Pazienti e anche i non Pazienti, sforzandomi di comprendere quanto avvenisse nelle Loro menti, mi hanno fornito una seppur minima dimestichezza con i processi psichici, tanto da poter presumere di riuscire a prevedere il loro verificarsi.
Questa volta no, e sono il primo ad essere rimasto colpito e sorpreso nel constatare quanto si stesse verificando, con una rapidità e sollecitudine inimmaginabile.
Per non lasciare insoddisfatta la curiosità di Chi generosamente mi legge, il fenomeno che mi colpisce e mi sconcerta è rappresentato dalla, per me assolutamente imprevedibile, paura, che a volte sfocia nel vero e proprio terrore, di tornare, seppur gradualmente, alla vita di prima della pandemia, ossia alla vita cosiddetta normale, ma che evidentemente tanto normale non doveva pur essere, se il ritorno a questa, suscita in tanti, paura e timore, in alcuni addirittura un senso di panico.
In realtà io credevo ed ero convinto, che Tutti noi soffrissimo tremenda mente dello stato di chiusura e costrizione nel quale eravamo confinati, con manifestazioni fisiche e psichiche facilmente riscontrabili e constatabili, cosa che è regolarmente avvenuto nelle prime fasi di cosiddetta clausura preventiva dei contagi.
Successivamente, passato lo sgomento dei primi giorni, c’è stato, a mio parere, un tacito e silente adagiarsi in questa nuova situazione, così strana ed innaturale e comunque del tutto nuova ed irreale, che credo abbia stupito per primi noi che ne eravamo i protagonisti, ed i succubi.
Come sempre l’essere umano si abitua a tutto e cerca e forse trova, nella nuova condizione, uno stato di comodità, si ritaglia uno spazio di conforto, ove si rifugia, anche in situazioni drammaticamente irreali.
E’ quanto è avvenuto anche in questa circostanza, con una serena, acquiescenza ad una condizione di vita, solo poco tempo prima inimmaginabile.
Nessuna grande protesta, nessuna ribellione, nessuna sollevazione popolare, per quanto temuta, ma non avvenuta, solo qualche singola contravvenzione ai divieti, frutto della cronica opposizione che una parte di noi mostra nei confronti delle regole da rispettare.
Ora che la morsa delle restrizioni si è in qualche modo allentata e alleggerita, con subitaneo e strano tempismo, sono sorte le confessioni e ammissioni di tanti, che provano paura all’idea di tornare a quella normalità precedente, che con riluttanza era stata forzatamente abbandonata.
Dalle ammissioni dei miei Pazienti, ma non solo, traggo l’immagine di persone, che lamentatesi, neppure troppo ,per la limitazione della libertà personale con conseguente clausura in casa, in fondo e con esplicita ammissione, in questa forzata restrizione a casa, non per propria volontà, ma provocata dalle circostanze, dopo un primissimo tempo di disagio, sono state bene e provano nostalgia all’idea di lasciarla.
Di fronte al mio stupore, a stento occultato, la spiegazione più comune e frequente è stata, che questa improvvisa pausa, interruzione della vita frenetica che erano costrette a fare, e soprattutto non per propria volontà, ma con l’assoluzione liberatoria della imposizione dall’alto, aveva giovato al loro equilibrio interiore, permettendo loro di riacquisire una dimensione più umana e consona, una riscoperta dei valori della vita, dei sentimenti genuini, della solidarietà e del piacere di essere utili, dell’attenzione alle piccole cose sostanziali, che senza nemmeno rendersene conto, avevano irrimediabilmente perso.
Con smarrimento mi chiedo e mi interrogo, se fosse necessaria una pandemia, per riscoprire tutto questo.

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