CoriglianoRossano – Da lunedì 4 maggio, dalla grande città al piccolo comune, è iniziata la “Fase 2” con la riapertura di attività produttive e commerciali e, da ora in avanti, la parola d’ordine sarà mobilità sostenibile: con la ripresa, infatti, si pone il problema di quale modello di mobilità sarà opportuno adottare per evitare che la curva dei contagi torni a impennarsi. In quest’ottica, da più parti c’è un continuo rilancio della mobilità slow “lenta”, indicata come toccasana per spostarsi soprattutto nei centri urbani: meno smog, meno contatti a rischio, maggior risparmio. L’obiettivo è che la gente eviti di prendere in massa l’automobile e che, dopo l’emergenza Coronavirus, possa riscoprire modi alternativi di mobilità tendente a privilegiare ritmi e stili di vita più lenti e a minore impatto ambientale.
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Tra le altre soluzioni si propone la promozione della mobilità attiva, cruciale soprattutto nelle città di medie e piccole dimensioni, dove spesso gli spostamenti sono entro i 5 km. Su queste distanze ci sono altre forme di mobilità “privata” a cui ricorrere al posto dell’auto: la pedonalità, la ciclabilità, la micromobilità elettrica.
La strada è quella di incentivare gli spostamenti a piedi, in bici e ricorrere anche ai sistemi di sharing ovvero di condivisione dei mezzi di trasporto. Tra l’altro vengono in aiuto le biciclette a pedalata assistita che sono una vera rivoluzione perché permettono a tutti di spostarsi rapidamente anche su distanze più impegnative.
Occorrono servizi e dovranno realizzarsi infrastrutture più idonee per la mobilità pedonale e ciclabile: piste ciclabili, doppi sensi per bici, intermodalità con i mezzi pubblici. Si dovrà fare anche in modo che queste siano utilizzabili in sicurezza in quanto bisogna potersi muovere in tranquillità. Gli amministratori calabresi dovrebbero agire rapidamente perché il problema è attuale e urgente, ci vuole una forte volontà istituzionale in tal senso. È anche vero, però, che per creare una nuova mobilità rimane comunque la necessità di una rivoluzione a livello culturale e sociale. L’invito è di ridurre l’utilizzo dell’automobile per quelle situazioni in cui può farsi diversamente. Da ora in avanti chiediamoci se possiamo raggiungere la nostra destinazione a piedi o in bicicletta. Il ripensamento e la riorganizzazione della mobilità urbana sarà un ulteriore banco di prova offerto dall’emergenza sanitaria, un po’ per tutti.
Ci auguriamo che non venga ritenuta, sia nel privato che a livello istituzionale, un problema irrilevante o secondario rispetto ad altri, perché non lo è (Comunicato stampa).






