Editoriale | Sanità ostaggio del consenso: classe dirigente senza visione né responsabilità

C’è un filo rosso che attraversa il dibattito pubblico sulla sanità: l’immaturità diffusa della classe dirigente, intesa come visione ampia di tutti i settori della società civile. Quindi non solo la politica. Un limite evidente, che emerge ogni volta che si preferisce alimentare divisioni piuttosto che costruire soluzioni condivise. In questo contesto, la sanità diventa terreno di scontro, piegata a logiche di consenso immediato, ridotta a strumento per raccogliere qualche approvazione in più. In una fase storica come quella attuale in cui sarebbe stato necessario alimentare una cultura fusionista, ancora oggi fallimentare, si va invece nella direzione opposta.

Il punto non è il confronto, che resta necessario. Il problema è il metodo. Si assiste a una sequenza continua di prese di posizione contraddittorie, annunci di proteste, cambi di rotta da un giorno all’altro. Un clima che tradisce un approccio improvvisato, privo di una visione organica. La politica, invece di chiarire, confonde. Invece di unire, divide.

Eppure la sanità non è materia da slogan. È un ambito tecnico, complesso, che richiede competenze specifiche e capacità di lettura dei dati. Il cosiddetto piano Scura si inserisce proprio in questa dimensione: non è un atto di propaganda, ma un documento che tiene conto di variabili precise, orientate alla tutela della salute dei cittadini.

Prendiamo il caso dell’emergenza a Rossano. Le motivazioni non sono opinabili, ma fondate su elementi concreti. La posizione geografica, in pianura, garantisce una migliore accessibilità rispetto al centro storico. La presenza dell’elisoccorso h24 notturno rappresenta un valore aggiunto determinante. Questi sono dati oggettivi, non interpretazioni. Ignorarli significa negare la realtà.

Diverso è il discorso sull’area medica, i cosiddetti reparti “freddi”. Qui si apre un terreno che richiede spiegazione, approfondimento, chiarezza. E invece cosa accade? Si evita il confronto sui contenuti, si preferisce alzare i toni, si alimentano contrapposizioni territoriali. Ancora una volta, prevale la scorciatoia della polemica. Qualcuno grida allo scandalo perché uno dei molti reparti dell’area medica sarà trasferito da Rossano a Corigliano: e qual è il problema? E perché amplificare questi singoli aspetti se non per alimentare la cultura della divisione. Spesso lo si fa per forme di scandalismo, inasprendo il clima o, peggio, per qualche like in più.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una discussione impoverita, incapace di entrare nel merito. Si arriva persino a contare i reparti, come se la qualità dell’assistenza si misurasse con un elenco numerico. Un segnale evidente di provincialismo, distante anni luce da una visione moderna del sistema sanitario.

In questo quadro, colpisce anche un altro aspetto: la tendenza diffusa a improvvisarsi esperti. «Tutti medici e manager sanitari», verrebbe da dire. Opinioni espresse con sicurezza, ma spesso prive di basi tecniche. Una superficialità che alimenta confusione e rende ancora più difficile una valutazione seria delle scelte.

È una deriva pericolosa. Perché quando la sanità diventa terreno di scontro politico, a perdere sono i cittadini. La tutela della salute passa in secondo piano, sacrificata sull’altare del consenso immediato. E questo non è accettabile.

Servirebbe un cambio di passo. Più competenza, meno improvvisazione. Più dati, meno slogan. Più responsabilità, meno ricerca di visibilità. La sanità non può essere gestita come una campagna elettorale permanente. Richiede serietà, studio, capacità di decisione.

Continuare su questa strada significa alimentare sfiducia, allontanare i cittadini dalle istituzioni, rendere ogni scelta motivo di scontro. È un lusso che un territorio non può permettersi. Se davvero si vuole parlare di futuro, bisogna partire da qui: riconoscere i limiti, abbandonare la propaganda, riportare il dibattito su un piano concreto. Solo così si può restituire dignità a un tema che riguarda tutti.

Matteo Lauria – Direttore I&C

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