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	<title>In evidenza Archivi - Informazione e Comunicazione</title>
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	<description>News, Editoria e Servizi</description>
	<lastBuildDate>Mon, 21 Sep 2026 14:19:56 +0000</lastBuildDate>
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		<title>VIDEO &#124; “Mare in Movimento” a Corigliano-Rossano, Rapani a Sky Sport: «Il turismo può durare diversi mesi»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo L.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 14:19:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2026/09/RAPANI-SKY-150x150.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" /><p>Corigliano-Rossano, 21 settembre 2026 – Sport, formazione e valorizzazione delle risorse marine per ampliare la stagione turistica di Corigliano-Rossano. Sono gli obiettivi di “Mare in Movimento”, la manifestazione promossa dalla Federazione Italiana Motonautica e sostenuta dal Ministero per lo Sport, in programma dal 23 al 27 settembre. Il progetto è stato presentato nei giorni scorsi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2026/09/RAPANI-SKY-150x150.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" /><p><iframe title="Mare in Movimento a Corigliano-Rossano, Rapani a Sky: «Turismo per diversi mesi»" width="800" height="450" src="https://www.youtube.com/embed/QedkwZW-9MM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p><span style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, 'Helvetica Neue', Arial, 'Noto Sans', sans-serif, 'Apple Color Emoji', 'Segoe UI Emoji', 'Segoe UI Symbol', 'Noto Color Emoji'; font-size: 16px;">Corigliano-Rossano, 21 settembre 2026 – Sport, formazione e valorizzazione delle risorse marine per ampliare la stagione turistica di Corigliano-Rossano. Sono gli obiettivi di “Mare in Movimento”, la manifestazione promossa dalla Federazione Italiana Motonautica e sostenuta dal Ministero per lo Sport, in programma dal 23 al 27 settembre.</span></p>
<p>Il progetto è stato presentato nei giorni scorsi a Palazzo Carpegna, al Senato della Repubblica, nel corso di una conferenza stampa promossa dal <strong>senatore Ernesto Rapani</strong>. Intervistato da <strong>Sky Sport</strong>, Rapani ha sottolineato che la manifestazione non si esaurisce nella competizione: «L’iniziativa ha una duplice funzione. Non conta soltanto l’attività sportiva, ma l’obiettivo che vogliamo raggiungere: valorizzare le risorse marine, far conoscere il territorio e favorire la destagionalizzazione. Corigliano-Rossano può vivere di turismo non solo quaranta giorni all’anno, ma per un periodo più lungo, grazie al mare, al sole e al clima».</p>
<p>Il senatore ha ringraziato la Federazione Italiana Motonautica per avere affiancato allo sport un percorso rivolto agli studenti: «Il progetto non si limita alla competizione. È prevista una fase preparatoria dedicata alla formazione dei ragazzi delle scuole, perché vogliamo far conoscere questa disciplina e utilizzare il mare in modo consapevole, trasformandolo in una risorsa per il territorio». “Mare in Movimento” proporrà attività dedicate alla sicurezza, alla sostenibilità e alle professioni della Blue Economy. L’obiettivo è coinvolgere i giovani e avvicinarli alla conoscenza dell’ambiente marino e delle opportunità lavorative collegate.</p>
<p>Nel corso della presentazione è stato evidenziato anche il lavoro svolto dalla Federazione Italiana Motonautica, presieduta da Giorgio Viscioni, nella promozione dello sport e nel rapporto con le istituzioni. La tappa calabrese punta a sostenere l’economia locale, rafforzare l’offerta turistica e diffondere uno stile di vita sano.</p>
<p>La manifestazione lega così attività sportiva, tutela dell’ambiente, inclusione e promozione economica. Per cinque giorni Corigliano-Rossano ospiterà iniziative capaci di mettere in relazione il mare, le scuole e le prospettive di sviluppo della città. Il progetto prevede: <strong>dal 22 al 25 formazione di alunni delle scuole superiori in località S. Angelo a Corigliano Rossano. 26 e 27 tappa del campionato Italiano di Offshore con un percorso di 4 km lungo la costa della frazione Schiavonea con accesso al mare attraverso il porto.</strong></p>
<p><strong>Ufficio stampa del senatore Ernesto Rapani</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Editoriale &#124; Identità calabrese, una parola solenne smentita dai fatti</title>
		<link>https://informazionecomunicazione.it/editoriale-identita-calabrese-una-parola-solenne-smentita-dai-fatti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo L.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 07:40:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2026/05/matteo-lauria-150x150.png" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" /><p>L&#8217;editoriale di Matteo Lauria &#8211; In Calabria l’identità viene celebrata più di quanto venga praticata. La parola compare nei discorsi pubblici, nei programmi politici e nelle manifestazioni, ma spesso si riduce alla promozione di pochi prodotti enogastronomici. Una denominazione, una ricetta o una festa tradizionale diventano così la prova sufficiente di un legame con il [&#8230;]</p>
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<p class="isSelectedEnd"><em>A Corigliano-Rossano questa contraddizione è evidente. Si parla continuamente delle radici rossanesi e coriglianesi, ma nello spazio pubblico sono sempre più rari i segni capaci di raccontarle. Molti esercizi commerciali portano il nome del titolare oppure scelgono termini inglesi, spesso intercambiabili con quelli di qualsiasi altra città. Nelle insegne, nelle piazze e nelle strade resta poco della lingua, della storia e dell’immaginario locale.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>L’inglese domina non perché ogni parola straniera rappresenti una minaccia, ma perché viene considerato automaticamente più moderno, elegante o vendibile. Il risultato è un’omologazione che cancella le differenze, mentre la politica continua a pronunciare la parola “identità”. Se ogni luogo adotta gli stessi nomi, gli stessi modelli commerciali e lo stesso linguaggio, il territorio finisce per perdere riconoscibilità.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Difendere l’identità dovrebbe significare compiere scelte concrete. Si potrebbe partire dai nomi dei negozi, dalla toponomastica, dalle piazze e dai luoghi pubblici, recuperando personaggi, avvenimenti e richiami dialettali della tradizione rossanese e coriglianese. Non per costruire un museo del passato, ma per rendere visibile una storia che rischia di scomparire dalla vita quotidiana.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Lo stesso vale per il chilometro zero. Da anni viene presentato come modello economico e culturale, ma continua a incontrare ostacoli. Le produzioni locali faticano a conquistare uno spazio stabile nei mercati, nei ristoranti e nella distribuzione. Le ragioni sono anche speculative: spesso conviene acquistare altrove, comprimere i prezzi o utilizzare il territorio soltanto come richiamo pubblicitario. Il prodotto calabrese viene celebrato nelle occasioni ufficiali, ma non sempre sostenuto nelle scelte economiche quotidiane.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>A livello mediatico, intanto, la Calabria sembra ormai identificata quasi esclusivamente con la ’nduja. Artisti, cantanti e personaggi dello spettacolo che arrivano nella regione durante l’estate finiscono spesso per ripetere la stessa associazione: ’nduja uguale Calabria. È certamente un prodotto importante e riconoscibile, ma non può rappresentare da solo la varietà culturale, agricola e produttiva di un’intera regione.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Il resto della narrazione si ferma quasi sempre al bergamotto e alle clementine. Oltre questi tre prodotti, la politica del patrimonio identitario sembra esaurirsi. Rimangono ai margini molte produzioni, tradizioni, espressioni linguistiche e specificità locali che potrebbero raccontare una Calabria più ricca e meno stereotipata.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>L’identità autentica non coincide con la chiusura e non richiede certificati di purezza. Vive nella lingua, nel lavoro, nei prodotti, nella memoria, nei luoghi e nelle opportunità offerte alle nuove generazioni. Deve riuscire ad accogliere senza cancellarsi e ad aprirsi senza diventare indistinta.</em></p>
<p><em>Se la politica crede davvero nella tutela delle identità, deve uscire dalla retorica e avviare una trasformazione riconoscibile. Altrimenti sarebbe più onesto smettere di usare una parola ormai inflazionata, buona per i convegni e per le campagne elettorali, ma sempre più lontana dalla realtà.</em></p>
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		<title>Scuole calabresi, oltre la metà degli edifici senza le tre certificazioni di sicurezza</title>
		<link>https://informazionecomunicazione.it/scuole-calabresi-oltre-la-meta-degli-edifici-senza-le-tre-certificazioni-di-sicurezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo L.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2026 07:20:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2021/12/classi-1200-150x150.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2021/12/classi-1200-150x150.jpg 150w, https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2021/12/classi-1200-80x80.jpg 80w, https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2021/12/classi-1200-320x320.jpg 320w, https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2021/12/classi-1200-45x45.jpg 45w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p>Più della metà degli edifici scolastici della Calabria non dispone contemporaneamente delle certificazioni di agibilità, prevenzione incendi e omologazione della centrale termica. Il dato emerge da un’indagine di Tuttoscuola elaborata sulla base delle informazioni fornite dal Ministero e riferite agli istituti statali. Su 2.105 edifici censiti nella regione, 1.172, pari al 55,7%, risultano privi di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2021/12/classi-1200-150x150.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2021/12/classi-1200-150x150.jpg 150w, https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2021/12/classi-1200-80x80.jpg 80w, https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2021/12/classi-1200-320x320.jpg 320w, https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2021/12/classi-1200-45x45.jpg 45w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-section-id="1hld6if" data-start="0" data-end="88">Più della metà degli edifici scolastici della Calabria non dispone contemporaneamente delle certificazioni di agibilità, prevenzione incendi e omologazione della centrale termica. Il dato emerge da un’indagine di Tuttoscuola elaborata sulla base delle informazioni fornite dal Ministero e riferite agli istituti statali.</p>
<p data-start="412" data-end="619">Su 2.105 edifici censiti nella regione, 1.172, pari al 55,7%, risultano privi di tutte e tre le certificazioni. Soltanto 81 strutture, il 3,8% del totale, possiedono invece l’intera documentazione richiesta.</p>
<p data-start="621" data-end="818">La Calabria registra un dato peggiore della media del Mezzogiorno, dove gli edifici senza alcuna delle tre certificazioni rappresentano il 47,4%. A livello nazionale la percentuale scende al 36,4%.</p>
<p data-start="820" data-end="1082">Le situazioni più critiche riguardano Vibo Valentia e Crotone. Nella provincia crotonese 42 edifici su 54, il 77,8%, non hanno nessuna delle certificazioni considerate; soltanto uno le possiede tutte. Nel Vibonese ne risultano sprovvisti 30 su 39, pari al 76,9%.</p>
<p data-start="1084" data-end="1343" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Anche Reggio Calabria presenta diverse criticità, mentre i dati di Catanzaro e Cosenza risultano meno negativi. Nel territorio cosentino 19 edifici su 61, il 31,1%, non dispongono di alcuna certificazione; quattro strutture, pari al 6,6%, le possiedono tutte.</p>
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		<title>Editoriale &#124; La politica protesta per i reparti e tace sulla Provincia che può portare ospedale hub e Azienda sanitaria</title>
		<link>https://informazionecomunicazione.it/editoriale-la-politica-protesta-per-i-reparti-e-tace-sulla-provincia-che-puo-portare-ospedale-hub-e-azienda-sanitaria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo L.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 11:23:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2026/07/matteo-lauria-1-150x150.png" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" /><p>L&#8217;editoriale di Matteo Lauria &#8211; Per un un singolo reparto si organizzano proteste e manifestazioni. Si presentano interrogazioni, si convocano assemblee e si lanciano appelli. Quando, invece, si tratta di rivendicare una nuova Provincia, un ospedale hub e un’autonoma organizzazione sanitaria territoriale, la stessa classe dirigente diventa improvvisamente silente. È questa l’anomalia politica che attraversa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2026/07/matteo-lauria-1-150x150.png" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" /><p><strong>L&#8217;editoriale di Matteo Lauria</strong> &#8211; <em>Per un un singolo reparto si organizzano proteste e manifestazioni. Si presentano interrogazioni, si convocano assemblee e si lanciano appelli. Quando, invece, si tratta di rivendicare una nuova Provincia, un ospedale hub e un’autonoma organizzazione sanitaria territoriale, la stessa classe dirigente diventa improvvisamente silente.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>È questa l’anomalia politica che attraversa la Sibaritide e il Crotonese. La classe dirigente e pezzi della società cosiddetta &#8220;civile&#8221; si concentrano sulle singole emergenze, ma tacciono davanti alla possibilità di modificare l’assetto istituzionale dal quale dipende anche il peso del territorio nella programmazione sanitaria, e non solo!</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>La proposta della Provincia della Magna Grecia, con Corigliano-Rossano e Crotone nel ruolo di doppio capoluogo e un bacino di oltre 430mila abitanti, non rappresenta soltanto una rivendicazione amministrativa. Aprirebbe una prospettiva nuova anche per la sanità: una diversa pianificazione territoriale, il riconoscimento di un ospedale hub e la possibilità di costruire un assetto comprendente un’Azienda ospedaliera e un’Azienda sanitaria provinciale.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Il nuovo ospedale della Sibaritide, ormai cantierizzato, potrebbe tradursi da spoke ad Hub, garantendo prestazioni e servizi specialistici non previsti nello spoke. </em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>È qui che la battaglia sulla Provincia incontra quella per l’ospedale hub. Ed è qui che il silenzio della politica diventa difficile da giustificare.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>L’istituzione della Provincia  creerebbe  il presupposto istituzionale per rivendicarli con maggiore forza e coerenza. Un territorio riconosciuto come Provincia, soprattutto se demograficamente corposa,  avrebbe un peso diverso nella definizione della rete ospedaliera e nell’organizzazione delle aziende sanitarie.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Perché allora tante energie vengono spese per difendere un singolo reparto e così poche per costruire l’assetto che potrebbe garantire servizi più forti e stabili?</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>La risposta più scomoda è anche quella più politica. Una vertenza locale può essere condotta senza mettere realmente in discussione gli equilibri regionali. Si può protestare contro la carenza di medici, chiedere la riapertura di un servizio o denunciare i problemi di un pronto soccorso senza sfidare fino in fondo i centri nei quali vengono distribuiti potere, risorse e funzioni.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>La Provincia della Magna Grecia, invece, porrebbe una questione di riequilibrio territoriale. Chiederebbe di trasferire competenze, funzioni e capacità decisionale verso la fascia ionica. Costringerebbe la politica regionale e nazionale a confrontarsi con un territorio di oltre 430mila abitanti che reclama un proprio ruolo istituzionale.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Per sostenere questa proposta bisogna quindi esporsi. Bisogna affrontare le resistenze dei poteri centralisti, superare le rivalità municipali e rinunciare alla comodità delle battaglie simboliche. Bisogna avere il coraggio di chiedere non una concessione occasionale, ma una diversa distribuzione del potere.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>È molto più semplice guidare una protesta per un reparto. Si ottiene visibilità immediata, si pronunciano parole dure e si può attribuire ad altri la responsabilità dell’emergenza. Costruire una nuova Provincia richiede invece studio, alleanze, continuità e una visione che superi la durata di una campagna elettorale.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Questo è il vero nanismo politico: non occuparsi delle piccole cose, che restano importanti, ma accontentarsi esclusivamente di quelle. Significa combattere per una stanza mentre si rinuncia a progettare l’intero edificio. Significa chiedere ogni volta che venga riparata una falla senza intervenire sull’assetto che continua a produrla.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Difendere i reparti è necessario. Ma non può essere l’unico orizzonte di una classe dirigente. La salute dei cittadini non si tutela attraverso una successione infinita di proteste, ciascuna legata all’emergenza del momento. Servono strutture adeguate, competenze, personale e soprattutto una programmazione costruita sulle reali dimensioni demografiche e territoriali dell’area.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>La Provincia della Magna Grecia offrirebbe il quadro nel quale discutere il futuro dell’ospedale della Sibaritide come hub, l’istituzione di un’Azienda ospedaliera e la riorganizzazione dell’Azienda sanitaria provinciale. Sono obiettivi molto più incisivi della sopravvivenza precaria di un singolo reparto, perché riguardano la capacità del territorio di governare la propria sanità.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>La proposta può essere migliorata e sottoposta a un confronto rigoroso. Non può essere rimossa per paura di disturbare gli equilibri esistenti. Chi la considera sbagliata dovrebbe spiegare perché. Chi la ritiene utile dovrebbe avere il coraggio di sostenerla apertamente.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Il silenzio, invece, tutela soltanto l’assetto attuale: un territorio frammentato, costretto a presentarsi ogni volta con il cappello in mano per difendere ciò che resta.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Alla politica della Sibaritide e del Crotonese va posta una domanda semplice: vuole continuare a protestare per ogni reparto oppure intende battersi per una Provincia, un ospedale hub e un’organizzazione sanitaria all’altezza di oltre 430mila cittadini? </em><em>Da questa risposta si misurerà la qualità della sua classe dirigente.</em></p>
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		<title>Editoriale &#124; Corigliano Rossano si svuota: il lavoro muore, mentre la politica guarda altrove e la città affonda!</title>
		<link>https://informazionecomunicazione.it/editoriale-corigliano-rossano-si-svuota-il-lavoro-muore-mentre-la-politica-guarda-altrove-e-la-citta-affonda/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo L.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 09:23:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2026/05/matteo-lauria-lungomare-150x150.png" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" /><p>L&#8217;editoriale di Matteo Lauria &#8211; Basta percorrere via Nazionale o via Margherita a Corigliano Rossano per vedere la crisi senza bisogno di statistiche. Molte le saracinesche abbassate, vetrine spente, i cartelli ripetono due parole: “fittasi” e “vendesi”. Dove resiste un’attività commerciale, spesso lavora nella paura di essere la prossima a chiudere. Questa non è una [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://informazionecomunicazione.it/editoriale-corigliano-rossano-si-svuota-il-lavoro-muore-mentre-la-politica-guarda-altrove-e-la-citta-affonda/">Editoriale | Corigliano Rossano si svuota: il lavoro muore, mentre la politica guarda altrove e la città affonda!</a> proviene da <a href="https://informazionecomunicazione.it">Informazione e Comunicazione</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2026/05/matteo-lauria-lungomare-150x150.png" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" /><p><strong>L&#8217;editoriale di Matteo Lauria &#8211;</strong><em> Basta percorrere via Nazionale o via Margherita a Corigliano Rossano per vedere la crisi senza bisogno di statistiche. Molte le saracinesche abbassate, vetrine spente, i cartelli ripetono due parole: “fittasi” e “vendesi”. Dove resiste un’attività commerciale, spesso lavora nella paura di essere la prossima a chiudere. Questa non è una normale trasformazione del mercato. È un depauperamento economico e sociale che svuota Corigliano Rossano, cancella reddito, spegne fiducia e costringe i giovani a cercare altrove il proprio futuro. Quando si affronta il problema lo si liquida affermando è l&#8217;online e la partita si chiude. E quindi cosa facciamo ? Attendiamo la chiusura di chi è rimasto? </em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Di fronte a questa emergenza, la politica locale appare distratta, quasi infastidita dalla realtà. C’è chi pensa ai viaggi all&#8217;estero, chi occupa il dibattito con situazioni estranee al cuore del problema, chi parla ogni giorno di questioni regionali e dimentica la città che dovrebbe amministrare o rappresentare. Intanto negozi, imprese e famiglie pagano il prezzo dell’inerzia. Corigliano Rossano non ha bisogno di passerelle, diversivi o ambizioni personali mascherate da iniziativa pubblica. Ha bisogno di una classe dirigente che riconosca l’emergenza occupazionale e costruisca una strategia, con tempi, risorse e responsabilità verificabili.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Decentramento amministrativo e area metropolitana : l&#8217;istituzione di una nuova provincia significa portare a Corigliano Rossano uffici, servizi, sportelli e funzioni concentrate altrove. Significa quindi creare postazioni di lavoro e un movimento di dipendenti, professionisti e utenti. Più persone nelle strade producono maggiore domanda per bar, negozi, ristoranti, affitti, trasporti e servizi. È così che si ricostruisce l’indotto e si offre ossigeno alle attività soffocate dalla desertificazione commerciale.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>A questa scelta deve affiancarsi una visione più ampia: l’istituzione di un’area metropolitana capace di abbracciare il Golfo di Taranto, da Gallipoli a Crotone. In questo spazio si contano ventiquattro scali portuali che, se collegati attraverso una rete stabile di aliscafi, potrebbero trasformare territori separati in un unico sistema turistico ed economico. La Calabria intercetterebbe una parte dei flussi diretti nel Salento e, contemporaneamente, la Puglia avrebbe accesso alle località, alla cultura e alle risorse della costa ionica calabrese.</em></p>
<p><em>Collegare i porti significa moltiplicare gli arrivi, prolungare i soggiorni e distribuire i visitatori tra città, borghi, spiagge e montagne. Più presenze significano più consumi, nuovi investimenti e lavoro. Decentramento e area metropolitana diventano così parti della stessa strategia: riportare funzioni, persone e ricchezza nel territorio, ravvivando il mercato e sostenendo i commercianti.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Il turismo può essere uno dei motori principali, ma soltanto se si smette di pronunciarne il nome come uno slogan. La costa offre spazi, paesaggio e possibilità enormi. Eppure aree potenzialmente destinate alla ricettività restano utilizzate esclusivamente in agricoltura oppure occupate da insediamenti soltanto residenziali. Serve investire con coraggio, pianificare strutture ricettive, servizi, mobilità e accessi al mare, nel rispetto dell’ambiente e dell’interesse pubblico. Bisogna aprire una vertenza seria con la proprietà di quelle aree, perché una risorsa decisiva per la comunità non può restare immobile mentre la città perde lavoro e abitanti.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Lo sviluppo, però, non può fermarsi alla spiaggia. I centri storici di Corigliano e Rossano devono tornare a essere luoghi vivi, abitati, visitabili e produttivi. Occorrono incentivi per recuperare gli immobili, favorire alberghi diffusi, botteghe, ristorazione, cultura e artigianato. Questioni già poste in passato e che a parole vengono richiamate a convenienza, ma la realtà si chiama &#8220;desolazione&#8221;! Anche le zone collinari, oggi abbandonate a se stesse, possono ospitare percorsi naturalistici, aziende ricettive e attività legate all’identità locale. Non mancano i beni né le idee: manca la decisione politica di unirli in un progetto coerente.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Poi c’è la montagna, la grande dimenticata. Le temperature sempre più alte, già evidenti e destinate ad aumentare, rendono le aree montane una risorsa strategica. Frescura, boschi, paesaggi e produzioni locali possono alimentare un turismo non limitato a poche settimane estive. Servono ricettività, manutenzione, promozione e collegamenti efficienti. La proposta di una cabinovia va studiata seriamente (anche se ormai si è perso il treno dei fondi Pnrr), senza sarcasmi né pregiudizi: può connettere territori, ampliare l’offerta e generare un nuovo polmone occupazionale.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Alcune realtà esistono già, ma sono troppo poche e troppo isolate. I cittadini non tornano in montagna come negli anni Settanta e Ottanta perché per decenni è mancata una politica capace di renderla accessibile, accogliente e conveniente. Questa è una responsabilità politico-amministrativa precisa, non una fatalità geografica. Serve un piano straordinario per l’occupazione che coinvolga Comune, Regione, imprenditori, associazioni e proprietari, ma con una regia pubblica riconoscibile. Vanno fissati obiettivi annuali: nuovi posti letto, attività aperte, immobili recuperati, collegamenti attivati e posti di lavoro creati. I finanziamenti disponibili devono sostenere progetti utili, non iniziative occasionali buone per una fotografia. E ogni risultato deve essere pubblicato, perché senza trasparenza gli annunci diventano alibi e la programmazione si riduce alla consueta propaganda senza futuro.</em></p>
<p><em>La crisi delle vie principali è dunque il risultato visibile di un fallimento più profondo. Per invertire la rotta occorre collegare costa, centri storici, colline e montagna in un’unica politica di sviluppo e lavoro. Ogni giorno perso significa un’altra serranda chiusa, un’altra famiglia in difficoltà, un altro giovane in partenza. La politica locale scelga: continuare a guardare altrove oppure affrontare finalmente la città reale. Corigliano Rossano non può più aspettare.</em></p>
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