L’editoriale di Matteo Lauria – Il sindaco di Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro, ha scelto di metterci la faccia. Si è speso personalmente per favorire l’arrivo di Claudio Lotito alla Reggina, convinto che una città come Reggio non possa restare lontana dal calcio professionistico. Si può discutere se sia giusto o meno. Il rapporto tra politica e calcio è sempre delicato e il rischio di sovrapposizioni è dietro l’angolo.
Ma una cosa è certa: Cannizzaro ha dimostrato che un sindaco, quando lo ritiene strategico per il proprio territorio, può assumere un ruolo di impulso, di facilitatore, di promotore. Non per fare il presidente o il direttore sportivo, ma per creare le condizioni affinché un progetto possa nascere. È una riflessione che dovrebbe interessare anche Corigliano Rossano.
Prima della fusione del 2018, Corigliano e Rossano erano due città distinte. Nessuna delle due è mai riuscita a varcare la soglia del professionismo. Oggi, unite, costituiscono una realtà urbana di quasi 80 mila abitanti, una delle più importanti della Calabria. Eppure il calcio continua a vivere una dimensione esclusivamente dilettantistica.
La Rossanese milita in Eccellenza, il Corigliano in Promozione, altre società disputano i campionati minori. Sono esperienze meritorie, che rappresentano comunità, quartieri e tradizioni sportive. Nessuno mette in discussione il loro valore. Il punto, però, è un altro.
È possibile che una città di quasi 80 mila abitanti non riesca nemmeno a immaginare un percorso verso il professionismo? Il problema, probabilmente, non è tecnico. È culturale. È progettuale. È la mancanza di una visione condivisa. Corigliano Rossano dispone di un tessuto imprenditoriale importante. Molte aziende sono cresciute grazie a questo territorio e hanno costruito fortune economiche significative. Eppure il calcio non è mai diventato un investimento collettivo capace di sostenere un progetto di alto livello.
Ed è qui che la politica può fare la differenza. Non finanziando una squadra. Non scegliendo dirigenti o allenatori. Ma convocando gli imprenditori, creando occasioni di confronto, costruendo una cabina di regia, facendo comprendere che una società professionistica non è soltanto una squadra di calcio.
È economia. È marketing territoriale. È turismo. È occupazione. È immagine. Ogni domenica significa telecamere, giornalisti, sponsor, tifosi, movimento economico. Significa raccontare una città ben oltre i suoi confini.
Per questo l’esempio di Cannizzaro merita una riflessione, al di là del giudizio politico. Ha considerato la Reggina un patrimonio della città e ha deciso di impegnarsi perché tornasse a guardare in alto.
Forse è arrivato il momento che anche Corigliano Rossano inizi a pensare in grande. Senza cancellare Rossanese e Corigliano, che rappresentano storie e identità da preservare, ma costruendo un percorso condiviso che punti, nel tempo, a una grande squadra cittadina.
Le grandi opere non sono soltanto ponti, piazze o strade. A volte sono anche idee. E le idee, quando vengono coltivate con coraggio, possono cambiare il destino di una comunità. Perché una città che sfiora gli 80 mila abitanti non dovrebbe accontentarsi di sopravvivere nel dilettantismo: dovrebbe avere l’ambizione di conquistare il posto che le spetta anche nel calcio italiano.
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