Editoriale | Coro Music Fest, meno grandi star e più pubblico trasversale: la strategia dell’estate 2026

L’editoriale di Matteo Lauria – La prima considerazione che salta agli occhi osservando il cartellone del Coro Music Fest 2026 è l’assenza del cosiddetto “grande nome”. Nessun artista da stadio, nessun protagonista assoluto delle classifiche italiane capace, da solo, di trasformare un concerto in un evento nazionale. Una scelta che potrebbe apparire sorprendente, ma che probabilmente trova una spiegazione anche nelle ragioni economiche. Dopo gli importanti investimenti sostenuti nelle ultime stagioni estive e natalizie, l’amministrazione comunale sembra aver preferito distribuire le risorse su un programma più ampio, anziché concentrarle su un unico artista di richiamo. È una strategia diversa, che presenta vantaggi e limiti.

Il principale punto di forza è la varietà. Il cartellone riesce a parlare a pubblici molto diversi: gli appassionati di jazz trovano il Peperoncino Jazz Festival con artisti come Danilo Rea e Joyce Elaine Yuille; chi ama il blues può contare sul Marco Fiume Blues Festival; gli estimatori della musica classica hanno il tradizionale concerto all’alba “Nessun Dorma”; il pubblico dance ritrova Albertino & Corona, mentre il pop italiano è rappresentato da Gaia, Nina Zilli, Zero Assoluto e Baby K.

L’impressione è quella di un festival pensato per coinvolgere tutte le fasce d’età. I giovani sono attratti da Gaia e Baby K, il pubblico tra i trenta e i cinquant’anni ritrova artisti come Zero Assoluto e Nina Zilli, mentre gli eventi jazz e blues intercettano un segmento più maturo e appassionato. È un’offerta trasversale che punta a far vivere la città per oltre un mese, distribuendo gli eventi tra Corigliano, Rossano, Schiavonea e le altre location.

Proprio la scelta dell’artista del 15 agosto, a Rossano, merita però una riflessione. Baby K rappresenta sicuramente un nome conosciuto dal grande pubblico. È una delle artiste italiane con il maggior numero di successi radiofonici dell’ultimo decennio e il suo repertorio è perfetto per una serata di festa come Ferragosto. Tuttavia, oggi la cantante non occupa più il centro della scena musicale come negli anni di “Roma-Bangkok” o “Da zero a cento”. Resta un’artista capace di richiamare pubblico, ma con un impatto mediatico inferiore rispetto ai nuovi protagonisti del pop italiano.

Una scelta che conferma l’impostazione generale del cartellone: puntare su artisti affidabili, popolari e adatti a un pubblico ampio, senza affrontare i costi ormai elevatissimi richiesti dai grandi headliner del momento.

Nel complesso il Coro Music Fest 2026 appare come un festival equilibrato e ben costruito. Non punta all’effetto sorpresa né alla rincorsa del nome più costoso del panorama musicale italiano. Preferisce invece offrire un calendario ricco, distribuito nel tempo e capace di animare l’intero territorio comunale.

Se l’obiettivo è valorizzare Corigliano-Rossano come città degli eventi estivi e offrire un programma di qualità a residenti e turisti, la strada intrapresa appare coerente. Se invece l’ambizione è quella di trasformare il festival in un appuntamento di richiamo nazionale, allora nei prossimi anni sarà probabilmente necessario tornare a investire su almeno un artista di primissimo piano, capace di fare del Coro Music Fest un evento destinato a lasciare il segno anche oltre i confini della Calabria.

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