L’editoriale di Matteo Lauria – Nelle ultime ore abbiamo parlato di infrastrutture, di riqualificazione della costa, di urbanistica, di promozione e di una città che fatica ad essere scelta da un turismo nuovo, diverso da quello di ritorno. Il dibattito che ne è seguito dimostra una cosa: il tema esiste e non può più essere liquidato con una contrapposizione politica. Ma c’è un altro aspetto sul quale vale la pena soffermarsi. Un tema meno visibile di un lungomare da riqualificare o di un albergo da costruire, ma probabilmente ancora più decisivo. La formazione.
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Corigliano Rossano forma davvero tanti professionisti del turismo. Ma dove finiscono?
La nostra città ospita un Istituto Alberghiero che, da anni, prepara cuochi, addetti di sala, professionisti dell’accoglienza e della ristorazione. Accanto alla scuola operano enti di formazione che, grazie ai finanziamenti della Regione Calabria e ai fondi europei, organizzano corsi dedicati al turismo, all’ospitalità, alla ristorazione, al marketing e ai servizi. Ogni anno decine di giovani conseguono qualifiche e competenze che dovrebbero rappresentare un valore aggiunto per il territorio. Eppure, basta entrare in alcune attività turistiche per accorgersi che qualcosa non torna.
Naturalmente esistono imprenditori che hanno investito nella qualità e che rappresentano esempi di eccellenza. Ci sono ristoranti, lidi, alberghi e locali dove professionalità e cortesia fanno davvero la differenza. Sarebbe ingiusto non riconoscerlo. Ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare ciò che, troppo spesso, salta agli occhi.
Servizi improvvisati. Personale poco preparato. Difficoltà nella conoscenza delle lingue straniere. Scarsa capacità di raccontare il territorio. Poca attenzione ai dettagli. Un’accoglienza affidata più alla buona volontà che ad una vera cultura dell’ospitalità. E allora la domanda diventa inevitabile. Se le scuole formano, se gli enti formano, se vengono investite risorse pubbliche nella qualificazione professionale, perché il sistema turistico locale continua, in molti casi, a trasmettere un senso di approssimazione? Le risposte possono essere diverse.
Forse molti ragazzi, una volta diplomati o qualificati, scelgono di lavorare altrove, dove trovano stipendi migliori, maggiori opportunità di crescita e una stagione lavorativa più lunga. Forse le imprese locali, strette tra costi elevati e margini sempre più ridotti, non riescono ad assumere personale qualificato. Forse manca un collegamento stabile tra chi forma e chi dovrebbe assumere. Oppure convivono tutte queste ragioni. Ma una cosa appare evidente: esiste un problema che nessuno affronta davvero. Si discute continuamente di marketing territoriale. Si investe nella promozione. Si organizzano eventi. Si cercano finanziamenti. Si parla di destagionalizzazione. Tutto giusto. Ma il miglior investimento turistico non è una campagna pubblicitaria.
È una persona preparata.
Perché il turista dimentica facilmente uno spettacolo. Dimentica persino un concerto. Ma difficilmente dimentica come è stato accolto. Una recensione negativa oggi può fare più danni di una stagione estiva poco brillante. Una recensione positiva può convincere decine di altre persone a scegliere una destinazione. Il turismo moderno vive di reputazione. E la reputazione non la costruiscono i manifesti pubblicitari. La costruiscono le persone. Per questo sarebbe opportuno aprire una riflessione seria anche sul rapporto tra il mondo della formazione e quello delle imprese.
L’Istituto Alberghiero dovrebbe diventare sempre più un partner naturale degli operatori turistici. Gli enti di formazione dovrebbero lavorare insieme alle aziende per costruire percorsi realmente rispondenti alle esigenze del mercato. Gli imprenditori dovrebbero considerare la formazione continua non come un costo, ma come il più redditizio degli investimenti. Perché un dipendente preparato non migliora soltanto il proprio lavoro. Migliora la reputazione dell’intera città.
E forse è proprio questo il salto culturale che ancora manca. Per anni abbiamo pensato che il turismo fosse una conseguenza automatica della bellezza del mare, del patrimonio storico e della buona cucina. Oggi non basta più. Il turista cerca esperienze. Cerca qualità. Cerca competenza. Cerca autenticità. Cerca qualcuno che sappia raccontargli perché valeva la pena scegliere proprio Corigliano Rossano. Se quel racconto manca, o viene affidato all’improvvisazione, nessuna campagna promozionale potrà colmare quel vuoto.
Possiamo costruire nuovi alberghi. Possiamo riqualificare la costa. Possiamo organizzare cento eventi ogni estate. Sono interventi necessari. Ma senza persone preparate continueremo a rincorrere un turismo che arriva, consuma e va via. La vera infrastruttura strategica di un territorio non è fatta soltanto di cemento, asfalto o mattoni. È fatta di competenze. E forse il futuro del turismo di Corigliano Rossano comincerà davvero il giorno in cui smetteremo di chiederci soltanto quanti turisti arrivano e inizieremo a domandarci se siamo davvero pronti ad accoglierli nel modo migliore.






