È stata presentata in conferenza stampa la rappresentazione teatrale “Fimmina”, in programma il 5 e 7 giugno, alle 20.30, al Teatro San Marco di Corigliano Rossano.
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L’idea era partita inizialmente come un semplice laboratorio teatrale rivolto agli adulti della comunità scolastica. Nel corso dei mesi, però, l’entusiasmo dei partecipanti e il lavoro svolto insieme hanno trasformato il percorso formativo in una vera e propria rappresentazione teatrale, fino alla nascita di “Fimmina”, uno spettacolo originale costruito collettivamente.
L’incasso delle serate sarà devoluto all’Associazione Vincenzino Filippelli, impegnata nel sostegno alle famiglie di bambini affetti da patologie gravi e costrette spesso a spostarsi fuori regione per cure specialistiche.
La presidente dell’associazione, Elisabetta Verrino, ha espresso soddisfazione per l’iniziativa. «Sono contentissima – ha dichiarato – perché significa che l’associazione sta operando bene per il territorio. Il nostro impegno è rivolto ai bambini e alle loro famiglie, soprattutto quando devono affrontare viaggi e cure in ospedali altamente specializzati».
A scrivere e dirigere lo spettacolo è stato Giampiero Garofalo, che ha raccontato il percorso creativo nato insieme al gruppo. Il regista ha spiegato che non si è partiti da un testo già pronto, ma da un lavoro costruito giorno dopo giorno, sulla base delle persone coinvolte.
«È stato meraviglioso – ha detto Garofalo – perché ho trovato un gruppo di docenti molto volenteroso. Li ho anche un po’ “torturati”, ma insieme abbiamo costruito questo spettacolo. Il testo è nato durante il percorso, scena dopo scena, cucito sulle persone che avevo davanti».
La dirigente scolastica, Tiziana Cerbino, ha ricordato come l’idea sia nata dal desiderio di coinvolgere non solo gli studenti, ma anche gli adulti della comunità scolastica. Dopo le esperienze già realizzate con i bambini, l’invito al regista Garofalo ha aperto la strada a un progetto più ampio, capace di unire scuola, teatro e solidarietà.
«Siamo partiti dai docenti – ha spiegato – per poi allargare il gruppo al personale Ata, agli uffici di segreteria e, infine, anche alla dirigenza scolastica. È diventata un’esperienza condivisa che ha coinvolto l’intera comunità scolastica».
Il laboratorio si è così trasformato in un’esperienza collettiva, allargata progressivamente a tutte le componenti della scuola. Un modo diverso per vivere la comunità educante e per sostenere, attraverso il teatro, una causa sociale importante.






