La Calabria continua a fare i conti con la perdita di popolazione e il lavoro instabile. Il bilancio sociale 2024 dell’Inps, presentato alla Camera di Commercio di Catanzaro, ha fotografato una regione in affanno, con piccoli segnali di crescita ma ancora forti criticità sul fronte occupazionale e demografico.
Durante l’incontro, a cui hanno partecipato il presidente nazionale dell’Inps Gabriele Fava, il direttore regionale Giuseppe Greco, l’assessore regionale al Lavoro Giovanni Calabrese, il presidente del Comitato regionale Domenico Zannino e quello della Camera di Commercio Pietro Falbo, sono emersi dati che confermano la debolezza del tessuto socio-economico calabrese.
Nel 2024 la regione ha perso 6.421 residenti, scendendo a poco più di 1,88 milioni di abitanti. Le partenze superano di gran lunga gli arrivi: 16.126 persone hanno lasciato la Calabria nel 2023 contro 8.043 nuovi ingressi. Una tendenza che colpisce soprattutto i giovani e la fascia più produttiva della popolazione, alimentando il circolo vizioso di spopolamento e impoverimento del territorio.
Sul piano economico, il Pil pro-capite regionale resta tra i più bassi d’Italia, con poco più di 21.000 euro annui, contro i quasi 60.000 del Nord. La Calabria registra un calo del tasso di disoccupazione giovanile, passato dal 35,5% al 31,4%, ma cresce la quota di Neet, i giovani che non studiano e non lavorano: 26,2%, contro una media nazionale del 15,2%.
Sul fronte occupazionale, il 2024 ha visto 161.640 nuove assunzioni, ma a fronte di 156.226 cessazioni. Le forme contrattuali restano fragili: l’87% dei nuovi contratti è a tempo determinato o part-time. Le retribuzioni giornaliere medie si fermano a 77,9 euro per gli uomini e 58 euro per le donne.
Il numero di beneficiari di ammortizzatori sociali per sospensione dei rapporti di lavoro è in calo: 12.134 nel 2024, rispetto ai 13.342 dell’anno precedente. In crescita invece le domande di disoccupazione, salite a 161.492.
Il presidente dell’Inps Gabriele Fava ha sottolineato l’importanza del bilancio sociale come strumento per orientare le politiche del lavoro.
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