Uil Calabria: servizi domiciliari ancora insufficienti per gli anziani

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CATANZARO – In Calabria l’assistenza domiciliare integrata non riesce a tenere il passo con l’invecchiamento della popolazione. Il report Uil sull’assistenza domiciliare, illustrato da Mariaelena Senese, segretaria Uil Calabria, e da Francesco De Biase, segretario della Uil Pensionati Calabria, evidenzia un quadro di difficoltà nonostante i progressi registrati nel 2024.

A fine 2023 i calabresi con più di 65 anni erano oltre 439 mila, con un indice di vecchiaia pari a 178,6 su 100, aumentato di oltre 40 punti in dieci anni. Le risorse stanziate dal Pnrr con il programma “Casa come primo luogo di cura”, pari a 2,7 miliardi, non bastano a superare le criticità che ostacolano un’assistenza efficace agli anziani fragili e non autosufficienti.

Nel 2024 si è registrato un incremento del 10 per cento dei pazienti seguiti con almeno una prestazione domiciliare. Un risultato positivo ma ancora lontano dagli obiettivi fissati, che prevedono di raggiungere entro il 2026 il 10 per cento della popolazione in assistenza. L’aumento degli interventi non corrisponde però a un miglioramento della qualità del servizio, che resta frammentato e disomogeneo sul territorio.

Il sindacato sottolinea la necessità di un potenziamento dei servizi domiciliari, oggi ancora insufficienti rispetto alla domanda, e di una stabilizzazione dei finanziamenti nazionali, regionali e comunali per garantire continuità e formazione del personale. Serve una maggiore integrazione tra assistenza sanitaria e sociale per ridurre i ricoveri ospedalieri non necessari e favorire la permanenza degli anziani nel proprio ambiente domestico.

Persistono infine gravi carenze di personale qualificato, in particolare infermieri e operatori socio-sanitari, oltre a condizioni di lavoro difficili per chi opera a contatto con pazienti fragili. La Uil richiama anche l’urgenza di una tutela più ampia per i caregiver familiari, parte essenziale del sistema di welfare regionale.

Il sindacato conclude che disomogeneità territoriali, ritardi e incertezze continuano a penalizzare utenti e lavoratori e chiede un cambio di passo per garantire un’assistenza adeguata agli anziani non autosufficienti e alle loro famiglie.

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