LONGOBUCCO – È stato revocato il presidio nella sala consiliare di Longobucco dopo la convocazione ufficiale dell’incontro in Prefettura fissato per il prossimo 12 gennaio. Una decisione maturata nei giorni scorsi, che non spegne la protesta ma segna una pausa di fiducia in attesa di risposte concrete dalle istituzioni.
La mobilitazione dei cittadini nasce da una situazione che si trascina ormai da tre anni, segnata da disagi continui legati soprattutto alla viabilità e alla sanità. Al centro delle rivendicazioni restano la strada Sila-Mare, incompiuta da decenni, il viadotto crollato tre anni fa che ha isolato ulteriormente il paese, e la carenza di servizi sanitari essenziali, percepita come una negazione di diritti fondamentali.
Il malcontento è diffuso e trasversale, rivolto ad Anas, Regione Calabria, politica nazionale e istituzioni locali, accusate di promesse ripetutamente disattese. Le scadenze annunciate per la consegna dei lavori, prima a settembre 2025 e poi al 31 dicembre scorso, non sono state rispettate, alimentando frustrazione e sfiducia.
Con l’inizio del nuovo anno, però, tra i cittadini si fa strada anche la speranza che il 2025 possa rappresentare un punto di svolta dopo anni di sofferenza e isolamento. L’auspicio è che l’incontro in Prefettura non si traduca nell’ennesimo rinvio, ma apra finalmente la strada a interventi concreti e verificabili.
«I paesi interni non possono morire» è il messaggio che arriva da Longobucco, insieme alla richiesta di politiche regionali e nazionali capaci di garantire servizi, collegamenti e dignità alle comunità dell’entroterra. Il 12 gennaio sarà un banco di prova decisivo per capire se alle parole seguiranno, finalmente, i fatti.
![]() |
![]() |
![]() |





