Lotta alle mafie, Curcio richiama il ruolo di scuola e famiglie

dia-calabria

Scuola, famiglie e formazione dei giovani devono affiancare il lavoro della magistratura nel contrasto alle mafie. È il tema affrontato dal procuratore di Catanzaro, Salvatore Curcio, all’Università Magna Graecia, durante l’inaugurazione del corso di laurea magistrale interateneo in Scienze della formazione primaria.

Il magistrato ha dedicato il suo intervento all’educazione alla legalità e alla responsabilità collettiva. Secondo Curcio, processi e arresti non bastano a indebolire stabilmente le organizzazioni criminali se manca un cambiamento culturale capace di incidere sui comportamenti quotidiani.

Al centro della riflessione, il peso dell’indifferenza e dei silenzi, che consentono alle mafie di consolidare la propria presenza. Per il procuratore, occorre contrastare anche una mentalità basata su favori, scorciatoie e prevaricazioni, formando cittadini consapevoli dei propri diritti e doveri.

Curcio ha osservato che il racconto della criminalità organizzata si concentra spesso sulle vicende giudiziarie, lasciando in secondo piano le condizioni sociali e culturali che ne favoriscono il radicamento. Ha inoltre segnalato il rischio di considerare la mafia esclusivamente un problema di ordine pubblico.

Per spiegare il legame tra povertà educativa e vulnerabilità alla criminalità, ha ricordato il processo per l’omicidio del piccolo Dodò Gabriele. In quella sede, alcuni giovani testimoni avevano mostrato gravi difficoltà nella lettura: un elemento richiamato dal procuratore per sottolineare quanto le carenze formative possano esporre i ragazzi all’influenza degli ambienti criminali.

Il magistrato ha affrontato anche il tema dei minori coinvolti nei reati. Richiamando il caso di un undicenne implicato in furti ai danni di attività commerciali, ha indicato la necessità di intervenire sulle fragilità educative delle famiglie, senza affidare la risposta soltanto all’aumento degli istituti penali minorili. In questo contesto ha ricordato il progetto Liberi di scegliere, rivolto ai ragazzi che crescono in ambienti segnati dalla criminalità organizzata.

Un altro passaggio ha riguardato la percezione della presenza mafiosa. La diminuzione degli omicidi e della violenza più visibile, secondo Curcio, può indurre a sottovalutare organizzazioni che continuano invece a operare, come dimostrano le indagini più recenti.

Alla scuola primaria il procuratore ha attribuito un compito preciso: insegnare il rispetto degli altri, aiutare a distinguere l’autorità dall’autoritarismo, affrontare i conflitti senza violenza e collegare i diritti alle responsabilità.

Questo lavoro richiede collaborazione tra insegnanti e genitori. Curcio ha criticato la tendenza delle famiglie a delegare interamente alla scuola l’educazione dei figli e ha invitato a riconoscere precocemente il disagio giovanile. Ha inoltre sollecitato maggiori investimenti nell’istruzione e nella preparazione dei docenti, chiamati a rendere comprensibili fenomeni complessi e a costruire rapporti educativi credibili.

La credibilità, ha sottolineato, nasce dalla coerenza tra parole e comportamenti. Un principio che riguarda tanto chi educa quanto le istituzioni e che rende il contrasto alle mafie una responsabilità da esercitare ogni giorno.

 

 

Trasparenza editoriale – L’Intelligenza Artificiale è utilizzata esclusivamente come supporto redazionale. La responsabilità dei contenuti è dell’autore e della Direzione responsabile.

Articoli correlati: