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La giudice ha escluso le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi. La Procura di Castrovillari aveva chiesto una condanna a sei anni e otto mesi, partendo da una pena di dieci anni e applicando la riduzione prevista per il rito. Scorza è assistito dall’avvocato Pasquale Naccarato, del Foro di Cosenza.
Nel corso del procedimento è stata esaminata anche la condizione psichica dell’imputato. Lo psichiatra Domenico Buccomino, incaricato dal giudice, ha riconosciuto una seminfermità mentale al momento dei fatti. La difesa aveva subordinato la scelta del rito abbreviato proprio allo svolgimento di questo accertamento.
Il ferimento era avvenuto nei pressi di un locale pubblico in via Pietro Romano, nell’area urbana di Rossano. Secondo l’accusa, Morfò sarebbe stato chiamato all’esterno per un chiarimento. Durante il confronto, Scorza avrebbe estratto una pistola e sparato due volte da distanza ravvicinata.
Morfò, che all’epoca aveva 69 anni, era rimasto gravemente ferito. Trasportato all’ospedale di Rossano, era stato sottoposto a un intervento chirurgico urgente.
Le indagini erano state condotte dai carabinieri del Reparto territoriale di Corigliano-Rossano. Scorza, 41 anni, era stato individuato in un’abitazione del centro di Rossano, dove si era barricato per oltre tre ore prima dell’intervento delle forze dell’ordine. Oltre al tentato omicidio, gli erano stati contestati reati relativi alla detenzione e al porto in luogo pubblico di un’arma clandestina e alla ricettazione.
Durante l’interrogatorio, l’imputato avrebbe spiegato di aver cercato un confronto per alcuni contrasti avuti nei giorni precedenti con il genero di Morfò. Avrebbe inoltre negato sia l’esistenza di dissidi diretti con l’uomo ferito sia di aver preparato l’aggressione.
Il giudizio immediato era stato richiesto dalla sostituta procuratrice Flavia Stefanelli e disposto dal gip Orvieto Matonti. La successiva scelta della difesa aveva portato al processo abbreviato con perizia psichiatrica.
Le motivazioni della sentenza chiariranno il peso attribuito dalla giudice agli elementi emersi nel processo e i criteri utilizzati per determinare la pena.






