Strage di Amendolara, il Riesame conferma il carcere per i due indagati

Restano in carcere i due cittadini pakistani arrestati per la morte di quattro braccianti agricoli, rimasti intrappolati e uccisi nell’incendio di un’auto avvenuto lo scorso maggio in una stazione di servizio ad Amendolara.

Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha respinto la richiesta di una misura cautelare meno afflittiva presentata dai difensori di Safeer Ahmed e Ali Raza, entrambi di 32 anni, confermando di fatto l’impianto accusatorio della Procura.

I due sono indagati per omicidio plurimo aggravato. Secondo gli inquirenti sarebbero coinvolti nella tragedia costata la vita al pakistano Waseem Khan e agli afghani Amin Fazal Khogjani, Ullah Ismat Qiemi e Safi Layajadi, morti all’interno della Fiat Ulisse incendiata.

La difesa, rappresentata dagli avvocati Giovanni Brandi Cordasco Salmena e Giulia Montilli, sostiene invece che non si sia trattato di un episodio legato al caporalato, ma della tragica conseguenza di una lite nata per motivi personali tra le vittime e gli indagati.

Secondo questa ricostruzione, il violento diverbio sarebbe iniziato in una stazione di servizio di Roseto Capo Spulico, dove alcuni testimoni avrebbero assistito alla discussione, poi proseguita durante il viaggio fino a Scanzano Jonico e culminata nella tragedia.

I legali contestano anche le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi. Per il Tribunale del Riesame, però, gli elementi raccolti dalla Procura restano sufficienti a giustificare la permanenza dei due indagati in carcere mentre proseguono le indagini.

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