Carceri calabresi, nel 2025 quasi 500 atti di autolesionismo. Il SAPPE: «Servono più agenti»

Sono 488 gli atti di autolesionismo registrati nel corso del 2025 negli istituti penitenziari della Calabria. Nello stesso periodo sono morti cinque detenuti per cause naturali e due si sono tolti la vita. Gli agenti della Polizia Penitenziaria sono inoltre intervenuti in 158 tentativi di suicidio, riuscendo a evitare conseguenze fatali.

Il quadro tracciato dal SAPPE, il Sindacato autonomo di Polizia Penitenziaria, comprende anche 402 colluttazioni e 95 ferimenti avvenuti nelle carceri calabresi.

A diffondere i dati è Francesco Ciccone, segretario nazionale del sindacato e responsabile regionale per la Calabria. Ciccone evidenzia che in alcuni istituti sono state superate criticità rilevanti, anche grazie alla collaborazione con il Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria, che avrebbe mostrato attenzione verso le problematiche segnalate dal sindacato. Sono previsti a breve nuovi incontri per affrontare le questioni ancora aperte.

La situazione calabrese si inserisce in un contesto nazionale altrettanto preoccupante. Nel 2025, secondo i dati forniti dal SAPPE, nelle carceri italiane si sono verificati 12.920 atti di autolesionismo, 74 suicidi e 1.985 tentativi di suicidio. Sono stati inoltre registrati 108 decessi per cause naturali, 12.018 episodi di colluttazione e 1.618 ferimenti.

«I dati sono allarmanti e confermano un andamento in crescita», afferma Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del SAPPE. Secondo il sindacato, per ridurre il numero degli eventi critici sarebbe necessario aumentare il personale di Polizia Penitenziaria impiegato nei reparti detentivi.

«Un agente lasciato da solo non può fronteggiare tutto ciò che accade all’interno di una sezione. Sarebbe necessaria la presenza di almeno due o tre unità», sostiene Durante.

Il SAPPE chiede anche una revisione dell’organizzazione penitenziaria su base regionale, con la suddivisione degli istituti in tre categorie: massima sicurezza, media sicurezza e custodia attenuata. Una classificazione che, secondo il sindacato, consentirebbe di differenziare l’impiego del personale in base alle caratteristiche e alle necessità delle singole strutture.

Tra le altre richieste avanzate figurano il trasferimento delle persone con gravi patologie psichiatriche e problemi di tossicodipendenza verso strutture in grado di garantire un’assistenza adeguata, la schermatura degli istituti per contrastare l’utilizzo illecito dei telefoni cellulari e la dotazione di strumenti di difesa idonei per gli agenti della Polizia Penitenziaria.

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