Editoriale | «Sicurezza e verità prima dell’immagine: il silenzio non protegge la città»

L’editoriale di Matteo Lauria – Un’altra rissa, ieri. A poche ore dal pestaggio avvenuto nel cuore di Rossano, e a pochi metri dal luogo dell’aggressione, un altro  scontro tra  giovani ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine. All’arrivo della polizia, i protagonisti si sono dileguati. Un episodio che non può essere liquidato come una semplice coincidenza e che si aggiunge a una serie di segnali che meritano attenzione.

Eppure, ancora una volta, il dibattito rischia di spostarsi dal problema reale a quello che alcuni considerano il problema dell’immagine. Accade sempre più spesso che chi racconta i fatti, chi fa cronaca o esprime una critica, venga accusato di danneggiare la città. Come se il racconto della realtà fosse più pericoloso della realtà stessa.

È una dinamica che conosciamo bene. Non è nuova e non appartiene a una sola parte politica. Negli anni è accaduto con amministrazioni di centrodestra e di centrosinistra. Quando si è all’opposizione, ogni problema viene denunciato senza esitazioni. Quando si governa, improvvisamente emerge la preoccupazione per l’immagine della città. È una delle ipocrisie più resistenti della politica italiana.

Ma la questione centrale dovrebbe essere un’altra: qual è l’interesse generale da tutelare? L’interesse generale non è costruire una narrazione rassicurante. Non è minimizzare i fatti. Non è chiedere ai giornalisti di abbassare i toni o di evitare notizie scomode. L’interesse generale, in questo caso, è garantire serenità ai cittadini, sicurezza alle famiglie, tranquillità agli operatori economici e ai turisti.

Perché il vero danno all’immagine di una località non nasce dalla cronaca. Nasce quando le persone iniziano ad avere paura. Nasce quando le famiglie evitano di uscire la sera. Nasce quando si diffonde la sensazione che determinati fenomeni siano fuori controllo o vengano sottovalutati.

Lo scorso anno abbiamo assistito a situazioni che hanno generato forte preoccupazione nella comunità. Oggi nessuno può permettersi il lusso di ignorare nuovi segnali di allarme. Non significa dipingere Corigliano Rossanao  come una zona insicura. Significa affrontare la realtà per quello che è, senza propaganda e senza paraocchi.

Le notizie esistono e devono essere raccontate. Non viviamo in un’epoca in cui i fatti possono essere nascosti perché disturbano il racconto ufficiale. Né possiamo accettare che la gravità di un episodio venga misurata in base al numero dei pugni ricevuti da una vittima. Una rissa, un’aggressione, un pestaggio sono fatti che meritano attenzione indipendentemente dalle statistiche o dalle convenienze politiche del momento.

Naturalmente episodi del genere accadono in tutte le città. Nessun territorio ne è immune. Ma proprio per questo sarebbe un errore voltarsi dall’altra parte. La prima forma di prevenzione è il riconoscimento del problema. La seconda è l’azione concreta.

Chi racconta ciò che accade non è un nemico della città. Al contrario, svolge un servizio alla comunità. Perché il silenzio non genera sicurezza, non protegge il turismo e non rafforza il territorio. La verità, invece, può essere scomoda, ma resta l’unico punto di partenza per trovare soluzioni e restituire fiducia ai cittadini.

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