Editoriale | Sulla Statale 106 tra Corigliano Rossano e Crotone lo Stato ha una responsabilità morale. E non può più far finta di niente

L’Editoriale di Matteo LauriaC’è una responsabilità che nessuna sentenza potrà mai certificare, ma che pesa come un macigno sulla coscienza delle istituzioni. È la responsabilità morale dello Stato nei confronti delle vittime della Strada Statale 106, in particolare del tratto compreso tra Corigliano Rossano e Crotone, per quanto mi ruguarda catalogato tra i più pericolosi dell’intera arteria jonica.

Da decenni si continua a morire su questa strada. Da decenni si annunciano interventi, si promettono cantieri, si organizzano incontri e tavoli istituzionali. Eppure, la realtà è sempre la stessa: una strada inadeguata, senza valide alternative, con carreggiate strette, incroci a raso, accessi incontrollati e livelli di sicurezza che non sono più accettabili nel 2026.

La domanda che oggi la Calabria ha il diritto di porre è semplice: chi decide le priorità? Perché vengono finanziati il tratto Roseto Capo Spulico-Sibari, il tratto Sibari-Corigliano Rossano e gli interventi tra Crotone e Catanzaro, mentre resta senza copertura finanziaria proprio il segmento Corigliano Rossano-Crotone, quello che continua a registrare tra i più alti numeri di incidenti e di vittime?

La progettazione esiste. Non manca la capacità tecnica di intervenire. Manca la volontà politica di trovare le risorse. Ed è qui che nasce la responsabilità morale dello Stato. Perché quando si conosce un problema, quando si conoscono i rischi, quando si sa dove si continua a morire e si decide comunque di rinviare gli investimenti, quella non è più soltanto una scelta amministrativa. È una scelta politica. E ogni scelta politica comporta delle responsabilità.

ANAS, il Ministero delle Infrastrutture e l’intera classe politica nazionale e regionale dovrebbero spiegare pubblicamente quali criteri abbiano guidato l’ordine delle priorità. Sono stati privilegiati criteri oggettivi di sicurezza? Sono stati utilizzati dati sull’incidentalità?

Oppure hanno prevalso, ancora una volta, logiche di convenienza politica, equilibri territoriali, interessi diversi dalla tutela della vita umana? Sono domande legittime. E attendono da troppo tempo una risposta. Perché, se davvero la priorità fosse stata la sicurezza, oggi il tratto più pericoloso della Statale 106 sarebbe anche il primo ad essere finanziato.

Invece accade esattamente il contrario. Ed è impossibile non vedere, dietro questa scelta, l’ennesima conseguenza di una visione profondamente centralista dello sviluppo infrastrutturale italiano, nella quale esistono territori che meritano investimenti immediati e territori che possono continuare ad aspettare.

La fascia ionica tra Corigliano Rossano e Crotone appartiene, da sempre, a questa seconda categoria. Non è una situazione nata oggi. È una condizione che si trascina da decenni e della quale sono responsabili, senza distinzioni di colore politico, tutti i governi che si sono succeduti, tutte le maggioranze parlamentari, gran parte della rappresentanza calabrese e chiunque abbia avuto il potere di modificare questa situazione senza farlo.

Nel frattempo, le famiglie continuano a piangere i propri figli. Ogni nuova croce lungo la Statale 106 rappresenta il fallimento di uno Stato che conosce il problema ma continua a rinviare la soluzione. Le responsabilità penali le accertano i magistrati. Quelle tecniche appartengono a chi progetta e programma le opere. Ma la responsabilità morale è della politica.

Ed è una responsabilità che nessuno può più scaricare sul destino, sulla fatalità o sull’errore umano. Perché quando una strada continua a uccidere e lo Stato decide di non intervenire dove sarebbe più urgente farlo, il silenzio istituzionale diventa parte del problema. E questa, ormai, è una verità che la Calabria non può più accettare.

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