L’intervento. Balneari, la scommessa della Calabria e il rischio per i contribuenti

L’intervento dell’Avv. Luigi FraiaSi parla poco della questione delle concessioni balneari che è approdata davanti alla Corte Costituzionale dopo che il Governo ha impugnato la legge approvata all’unanimità dal Consiglio regionale della Calabria (cioè, uno dei pochi casi, che tutti i consiglieri regionali, maggioranza e minoranza hanno votato insieme). La legge non introduce una proroga automatica delle concessioni, la Regione ha scelto una strada diversa: affidare ai Comuni la verifica della reale scarsità della risorsa demaniale e dell’eventuale interesse transfrontaliero. Solo in presenza di tali presupposti dovrebbe procedersi mediante gara pubblica; in caso contrario, sarebbe possibile mantenere le concessioni esistenti. La Regione ritiene che tale impostazione sia coerente con la direttiva Bolkestein e con la giurisprudenza europea. Il Governo, invece, sostiene che la disciplina delle concessioni demaniali rientri nella tutela della concorrenza, materia riservata alla competenza esclusiva dello Stato, come prevede chiaramente la Costituzione. La posizione del governo Meloninon nasce nel vuoto, perché negli ultimi anni la Corte Costituzionale ha più volte annullato norme regionali che interferivano con la disciplina delle concessioni demaniali, riaffermando la prevalenza della competenza statale. Ma cosa c’entra tutto questo con i cittadini?  

Più di quanto si possa pensare. L’Italia è da anni sotto osservazione della Commissione europea per la gestione delle concessioni balneari. L’eventuale permanenza di discipline regionali difformi potrebbe complicare la posizione dello Stato italiano e rendere più difficile la chiusura della procedura di infrazione aperta da Bruxelles; ciò significa che eventuali pesanti sanzioni economiche non verrebbero pagate dai concessionari balneari né dai soggetti che hanno approvato la legge; ma verrebbero irrogate allo Stato italiano e quindi sostenute dall’intera collettività. In altre parole, il vantaggio riconosciuto a una categoria economica specifica potrebbe tradursi, almeno in astratto, in un costo a carico di tutti i contribuenti.

Se la Corte Costituzionale accoglierà il ricorso del Governo, la legge calabrese verrà dichiarata illegittima e tornerà ad applicarsi esclusivamente la disciplina statale, nel frattempo – dato i tempi della giustizia – si sarà salvata una stagione balneare per i beneficiari della legge approvata dai consiglieri regionali. Se invece la Regione dovesse prevalere, si aprirebbe uno scenario del tutto nuovo nei rapporti tra Stato, Regioni e Unione europea. La vicenda pone però una questione ancora più ampia. La riflessione è che quando un cittadino commette un errore o una valutazione che provoca un danno economico, ne risponde personalmente. Lo stesso vale per professionisti, imprenditori e funzionari pubblici. Ma cosa accade quando una legge successivamente dichiarata illegittima produce costi milionari per la collettività?Nella maggior parte dei casi il conto viene pagato dai cittadini.

E allora se da anni la giurisprudenza nazionale ed europea afferma principi sempre più chiari in materia di concessioni balneari, perché continuano ad essere approvate norme che si pongono in tensione con tali orientamenti, con il rischio di alimentare contenziosi e procedure di infrazione. E’ ben vero che la responsabilità politica esercitata attraverso il voto è certamente un pilastro della democrazia; tuttavia molti ritengono che, nei casi di manifesta violazione di principi giuridici consolidati, essa non sia sufficiente. Per questo sta crescendo il dibattito sulla possibilità di introdurre forme di responsabilità patrimoniale per gli amministratori e i rappresentanti politici che approvino atti palesemente contrari a orientamenti giurisprudenziali consolidati. Perché il principio di responsabilità dovrebbe valere per tutti.

Adesso non resta che attendere il giudizio della Corte Costituzionale. Se la Regione Calabria avrà ragione, significherà che i suoi giuristi hanno individuato una soluzione interpretativa che, fino ad oggi, era sfuggita al Governo, alla Commissione europea, al Consiglio di Stato, alla Corte di Cassazione e persino alla stessa Corte Costituzionale.                                                                                                                        

                                                                                                     

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