L’intervento | Continuità territoriale e coesione ferroviaria: una proposta operativa senza nuove opere e senza nuovi oneri

L’intervento di Domenico MazzaNon è fantascienza ferroviaria. È già successo, e non soltanto oggi. Per decenni, l’Espresso Crotone–Roma Termini ha percorso esattamente questo tracciato: partiva dalla città pitagorica, risaliva la Jonica, si innestava sulla Tirrenica a Paola e raggiungeva la Capitale. Un collegamento diretto, concreto, vissuto da migliaia di calabresi come un diritto acquisito. Poi sparì, con la progressiva desertificazione ferroviaria dell’estremo levante calabrese, senza che nessuno si preoccupasse troppo di sostituirlo con qualcosa di equivalente.

Quel treno, però, portava con sé un limite strutturale che oggi non esiste più. A Paola, la composizione doveva essere smembrata e riassemblata manualmente: cambio banco, aggancio e sgancio dei vagoni in piazzale, manovre lente e complesse che dilatavano i tempi di sosta e moltiplicavano i rischi operativi.

Era la tecnologia dell’epoca. Era l’unico modo possibile. Oggi non lo è più. Nei primi giorni di luglio, sulla direttrice Reggio Calabria–Roma Termini, due convogli Blues trimodali — uno dalla linea Jonica via Locri e Catanzaro Lido, uno dalla Tirrenica via Tropea — saranno agganciati fisicamente a Lamezia Terme e proseguiranno come un’unica unità commerciale verso la Capitale. Una traccia oraria, nessun costo aggiuntivo per lo Stato, zero emissioni locali sui tratti non elettrificati. Il modello a “Y” — che funzionerà — da replicare poco più a nord.

Paola, cerniera di tutto Si prende un Intercity Giorno esistente sulla Roma–Reggio Calabria. Nessun treno nuovo, nessuna variazione sostanziale del Contratto di Servizio ministeriale: si sostituiscono le carrozze tradizionali con una doppia composizione Blues trimodale. Fino a Paola, tutto invariato: stessi orari, stessa capacità, stessa traccia.

A Paola, la composizione si sgancia. Ma non come accadeva con i vecchi Espressi, quando le operazioni manuali di cambio banco richiedevano soste lunghe e personale dedicato in piazzale. I Blues trimodali effettuano le medesime manovre in una manciata di minuti, gestite via software, senza intervento umano in linea e senza alcuna dilatazione apprezzabile dei tempi di percorrenza. La sezione anteriore continua verso Reggio lungo la Tirrenica. La sezione posteriore attiva la modalità elettrica e attraversa la galleria Santomarco. Serve Cosenza, raggiunge Sibari e prosegue in diesel lungo la Jonica. Attraversa Corigliano-Rossano, termina a Crotone.

Quello che prima era un’operazione lenta e faticosa diventerebbe oggi una procedura rapida e automatizzata. La stessa logica, la stessa stazione, un’efficienza radicalmente diversa. Trecentomila utenti che aspettano un treno diretto

Crotone, Corigliano-Rossano, l’intero Arco Jonico: territori che oggi raggiungono Roma con percorsi tortuosi, cambi obbligatori, ore disperse in coincidenze incerte. Territori che producono mobilità reale — studenti, lavoratori, turisti, famiglie — ricevono in cambio un’offerta ferroviaria che li ignora sistematicamente. L’isolamento non è un dato geografico immutabile.

È una scelta politica reiterata per decenni. Camuffata da vincoli tecnici che la modernità ha ormai dissolto. Questa proposta li ribalta con strumenti già disponibili. I costi aggiuntivi per l’erario sono marginali: la Regione coprirebbe soltanto i chilometri commerciali della tratta Paola–Crotone. Il resto è rimodulazione dell’esistente, non spesa nuova.

Trecentomila potenziali utenti riconnessi alla rete nazionale con un intervento che non richiede grandi opere. Non attende finanziamenti straordinari. Non dipende da cantieri decennali. Non è un sogno. È un calcolo. Il tempo delle verifiche è finito

Restano aspetti tecnici da definire: certificazione delle manovre automatiche di aggancio e sgancio, coordinamento orario con i servizi Jonici e Tirrenici, accordi tra Ministero, Regione e operatori per l’attribuzione dei costi e la gestione dei ricavi. Nessuno li nega. Ma sono passaggi amministrativi, non barriere strutturali. Problemi di ingegneria contrattuale, non di impossibilità tecnica.

La stagione estiva — anche in funzione della riapertura del tronco Sibari-Crotone — è la finestra giusta per una sperimentazione pilota. Il materiale rotabile esiste. La tecnologia funziona. Il precedente storico — quell’Espresso Crotone-Roma che generazioni di calabresi hanno preso come fosse ovvio — dimostra che il collegamento ha domanda reale. Radicata. Mai venuta meno.

Ciò che è venuta meno è la volontà politica di mantenerlo. Oggi quella volontà ha uno strumento in più: moderno, efficiente, sostenibile. Usarlo non richiede coraggio straordinario. Richiede semplicemente di smettere di trovare ragioni per non farlo. L’Arco Jonico non può permettersi un’altra estate di attesa.

 

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