C’è un tempo per l’analisi delle responsabilità e un tempo per affrontare l’emergenza. Oggi, sul fronte del Crati e dei danni che la piena ha lasciato tra Sibari, Corigliano Rossano e l’intera fascia jonica, è il tempo della responsabilità concreta, non del rimbalzo politico.
Le immagini delle aree allagate, delle famiglie costrette a lasciare le proprie case, delle attività in ginocchio e dei campi devastati parlano da sole. La priorità assoluta deve essere una sola: mettere in sicurezza il territorio, assistere chi ha subito danni, ripristinare viabilità e servizi essenziali. Tutto il resto può e deve venire dopo.
È comprensibile, e persino legittima, l’indignazione dei cittadini. Da anni si parla di interventi strutturali, di manutenzione degli argini, di prevenzione del rischio idrogeologico. Molti si aspettavano opere capaci di evitare o almeno contenere quanto accaduto. Quelle opere non ci sono state, o non sono state sufficienti. Ma trasformare, nell’immediatezza, questa rabbia in una gara di accuse reciproche tra istituzioni rischia di produrre un solo effetto: rallentare le risposte.
La politica, a tutti i livelli, deve evitare la tentazione dello scaricabarile. Non è questo il momento di stabilire chi avrebbe dovuto fare cosa e quando. Non è il momento di colpevolizzare o di colpevolizzarsi pubblicamente. È il momento, invece, di mettere insieme tutte le forze disponibili: Comuni, Regione, Consorzi, Protezione civile, Governo se necessario.
Serve un coordinamento interistituzionale reale, continuo, operativo. Un tavolo permanente che lavori su tre direttrici: gestione dell’emergenza, ristori immediati per famiglie e imprese, programmazione urgente degli interventi strutturali. Le risposte devono essere rapide, visibili, misurabili. Anche per dare un segnale a una comunità che oggi si sente esposta e, in parte, tradita.
Il confronto politico, l’accertamento delle eventuali responsabilità, la verifica delle omissioni o dei ritardi sono passaggi doverosi in una democrazia. Ma richiedono tempo, approfondimento, dati. Farli ora, nel pieno dell’emergenza, significherebbe distogliere energie preziose.
Il Crati ha mostrato ancora una volta la fragilità del territorio. La risposta non può essere la divisione. L’unità istituzionale non è un atto di cortesia tra amministratori: è una necessità per chi, oggi, aspetta soluzioni. Prima si agisce insieme, poi si discuterà. Adesso conta solo questo.
Matteo Lauria – Direttore I&C
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |







