L’intervento | Dove la competenza incontra l’umanità: il mio ricovero allo Spoke di Corigliano-Rossano

L’intervento di Matteo Lauria –  Ci sono momenti nei quali il giornalista deve fermarsi e riflettere. Perché il dovere di raccontare la verità non consiste soltanto nel denunciare ciò che non funziona, ma anche nel riconoscere e valorizzare ciò che funziona. Chi legge questa testata sa bene che, negli anni, non abbiamo mai esitato a dare spazio a vicende di presunta malasanità quando i fatti lo richiedevano. Lo abbiamo fatto senza pregiudizi e senza secondi fini, perché riteniamo che informare significhi anche dare voce ai cittadini quando denunciano disservizi o criticità. Non abbiamo mai condotto campagne contro la sanità per ragioni ideologiche o politiche. Abbiamo semplicemente svolto il nostro mestiere.

Per questo motivo, oggi sento il dovere morale di raccontare anche un’altra storia. Una storia che mi riguarda personalmente. Nei giorni scorsi sono stato ricoverato presso il reparto di Chirurgia dello Spoke di Corigliano-Rossano per una patologia seria. Ho vissuto questa esperienza dall’altra parte della barricata, non da giornalista ma da paziente. E proprio da paziente ho potuto osservare qualcosa che merita di essere raccontato.

Ho trovato un reparto organizzato, professionale e, soprattutto, umano. Ho visto medici lavorare con competenza e serenità,  con spirito di gruppo e di squadra, infermieri sempre presenti, operatori socio-sanitari disponibili, tirocinanti desiderosi di imparare, personale che svolge il proprio lavoro con rispetto verso ogni paziente, senza distinzioni, e con grande attenzione anche nei confronti dei familiari.

Ho percepito un’armonia tra tutte le figure professionali che raramente si racconta. E quell’armonia, in un ospedale, non è un dettaglio: significa migliore organizzazione, migliore assistenza e maggiore serenità per chi soffre.

Desidero estendere questo ringraziamento anche al personale del Pronto Soccorso e del reparto di Radiologia, dove ho riscontrato lo stesso spirito di servizio, la stessa disponibilità e la stessa professionalità.

Naturalmente nessuno vuole sostenere che tutto sia perfetto. Sarebbe poco serio. La sanità calabrese continua a convivere con problemi strutturali, carenze di personale e difficoltà organizzative che conosciamo bene e che continueremo a raccontare ogni volta che sarà necessario.

Ma proprio perché siamo abituati a raccontare le criticità, abbiamo il dovere di riconoscere anche le positività. E questa, a mio giudizio, è una di quelle. Troppo spesso noi calabresi siamo i primi a diffidare dei nostri camici bianchi. Troppo spesso partiamo dal presupposto che fuori dalla Calabria tutto sia migliore e che qui non esista una sanità capace di garantire cure di qualità.

Non è sempre così. Esistono patologie che possono essere affrontate e curate efficacemente nelle nostre strutture. Esistono professionisti preparati che ogni giorno lavorano con competenza, sacrificio e senso di responsabilità. E allora dovremmo cominciare ad avere più fiducia nelle nostre eccellenze.

Non è soltanto una questione di orgoglio. È anche una questione di futuro. Ogni anno la Calabria perde oltre 300milioni di euro a causa della mobilità sanitaria passiva. Migliaia di cittadini scelgono di curarsi fuori regione, talvolta per necessità, ma altre volte semplicemente perché convinti, a priori, che altrove tutto funzioni meglio. Non sempre è vero.

Anche le strutture più prestigiose del Paese conoscono momenti di difficoltà. Una mia familiare, proprio pochi giorni fa, si è recata al San Raffaele di Milano e, dopo tredici ore trascorse al Pronto Soccorso senza essere visitata, ha desistito. Non racconto questo episodio per stabilire classifiche tra ospedali o per alimentare inutili confronti, ma semplicemente per ricordare che la perfezione non appartiene a nessun sistema sanitario.

Lo Spoke di Corigliano-Rossano, pur non essendo un ospedale hub né un’azienda ospedaliera autonoma, riesce comunque a garantire, in molti reparti, standard assistenziali che meritano rispetto e considerazione.

Per questo sento il dovere di rivolgere un sincero grazie a tutto il personale della Chirurgia, della Radiologia e del Pronto Soccorso. Grazie ai medici, agli infermieri, agli OSS, ai tecnici, agli addetti alle pulizie e al servizio mensa, e a tutti coloro che, spesso lontano dai riflettori, rendono possibile ogni giorno un servizio essenziale per la nostra comunità.

Continueremo a raccontare ciò che non va quando sarà necessario farlo. È il compito del giornalismo. Ma con la stessa onestà dobbiamo raccontare anche ciò che funziona. Perché criticare quando serve è un dovere. Riconoscere il merito quando c’è lo è altrettanto. E la sanità calabrese, accanto ai problemi che nessuno intende negare, ha anche professionisti che meritano il rispetto, la fiducia e l’orgoglio della propria terra.

 

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